Nella maggior parte dei primati, mammiferi ai quali appartiene anche l'essere umano, c'è almeno un gene che codifica per un enzima evoluto per digerire l'esoscheletro degli insetti, cioè la parte dura composta da chitina. Ciò significa che seppur possa disgustarci l'idea di “sgranocchiare” grilli, cavallette e coleotteri, in realtà siamo già naturalmente predisposti per farlo. Lo ha determinato un team di ricerca del Dipartimento di antropologia dell'Università Rutgers di New Brunswick e dell'Università Statale Kent (Stati Uniti), dopo aver analizzato campioni prelevati da alcune scimmie insettivore del Nuovo Mondo, cioè quelle che vivono in America Centrale e America del Sud.

Gli studiosi, coordinati dalla dottoressa Mareike Janiak, una dottoranda presso l'ateneo del New Jersey, hanno condotto questa nuova ricerca dopo aver trovato geni analoghi anche nei pipistrelli e nei topi, che sono avidi consumatori di invertebrati. Per quanto concerne i primati, quello che si nutre più di tutti di insetti è il tarsio, un piccolo animale (la cui posizione filogenetica è ancora discussa) che presenta ben cinque geni CHIA, quelli deputati alla codifica dell'enzima AMCase che digerisce la chitina. Secondo Janiak e colleghi i nostri antenati possedevano fino a tre di questi geni, mentre oggi ne resta fondamentalmente soltanto uno, che è comunque sufficiente a svolgere il compito. “Con l'evoluzione alcuni primati sono diventati più grandi e più attivi durante il giorno che di notte, e le loro diete si sono spostate leggermente su altri alimenti come frutta e foglie”, ha sottolineato l'autrice principale dello studio. “Gli insetti sono diventati meno importanti e i loro enzimi digestivi sono cambiati, tuttavia la maggior parte dei primati viventi ha ancora almeno un gene CHIA funzionante”. Per l'uomo, ha spiegato la ricercatrice, il processo digestivo è agevolato quando gli insetti sono cotti.

Sebbene per noi occidentali possa sembrare un alimento inconsueto, ci sono quasi 2 miliardi di persone al mondo che si nutrono regolarmente di insetti. Sono ben 1.900 le specie interessate. Com'è noto, dal primo gennaio 2018 l'Unione Europea ha aperto le porte al cosiddetto “novel food” (insetti), che tuttavia risulta essere ancora illegale in Italia, fin quando non verrà richiesta la specifica autorizzazione alla Commissione europea. Ma nel prossimo futuro anche noi potremo trovarli sugli scaffali e all'interno di alcuni alimenti (etichettati), sotto forma di farine. Con questa indagine, i cui dettagli sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Molecular Biology and Evolution, i ricercatori hanno voluto sottolineare che i primati sono naturalmente predisposti al consumo di insetti e che l'uomo, per il semplice “disgusto” non si dovrebbe privare di una fonte di cibo così nutriente e proteica. Anche alla luce del boom demografico atteso per i prossimi decenni e i problemi che potranno scaturire dai cambiamenti climatici.