“In fondo al mar” cantava il granchio Sebastian del La Sirenetta, e in fondo al mar potremmo arrivarci davvero presto se non interverremo sulle emissioni di gas serra che ogni giorno provocano innalzamenti delle temperature rischiosi per il nostro Pianeta. Un nuovo studio, intitolato “Temperature-driven global sea-level variability in the Common Era” e pubblicato su PNAS, mostra infatti che il livello dei mari sta crescendo a velocità mai viste negli ultimi 3.000 anni.

Secondo le ricostruzioni effettuate dai ricercatori, il livello del mare, tra il 1000 e il 1400, è cresciuto di 8 centimetri, periodo in cui le temperature si sono innalzate di circa 0.2 gradi. Diversamente, tra il 1900 e il 2000, i centimetri di mare in più sono stati 14, con evidenti ripercussioni sul territorio circostante.

Dati allarmanti per il futuro che, secondo lo studio, vedrà un innalzamento, entro il 21 secolo, variabile tra i 52 e i 131 centimetri, se non verranno modificate le nostre abitudini di consumo e quindi ridotto l'inquinamento globale. Possiamo facilmente immaginarci come la crescita dei mari potrà cancellare definitivamente alcune zone del globo terrestre, senza contare la scomparsa di specie animali, come l'orso polare, che basano la loro esistenza sui ghiacciai, ma non solo.

L'inquinamento infatti è il diretto responsabile dell'innalzamento delle temperature che, a loro volta, portano allo scioglimento dei ghiacciai, la cui acqua si riversa in mare portando quest'ultimo a crescere. Non stiamo parlando di un futuro remoto, ma praticamente di presente. Insomma, non possiamo più lavarcene le mani o voltare lo sguardo altrove, il dramma dell'innalzamento dei mari è una realtà che bisogna affrontare subito.

Sul "come" dovrebbero pensarci i Capi di Stato, come già annunciato in occasione del COP 21.