La stagione influenzale, iniziata a metà novembre del 2017, è entrata nel cuore della fase epidemica, e nelle prossime due o tre settimane raggiungerà il picco nel numero di casi registrati, prima della decrescita. Ad oggi, si legge nell'ultimo rapporto diffuso dal portale InfluNet, il sistema nazionale di sorveglianza epidemiologica e virologica dell’influenza coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità (Iss), sono 1,4 milioni gli italiani messi a letto dalla malattia infettiva respiratoria, con un brusco aumento del numero dei casi dovuto in particolar modo alle due fasce di età pediatrica, ovvero quella al di sotto dei 5 anni e quella tra i 5 e i 14 anni. Notoriamente sono le più ‘critiche' in termini di diffusione dell'influenza.

L'incidenza per la prima fascia, la più elevata in assoluto, è attualmente di 18,91 casi per mille assistiti, mentre per la seconda è di 12,65. I dati per le fasce adulte sono invece di 5,43 casi per mille in quella tra i 15 e i 64 anni e di 2,78 casi tra gli anziani over 65. In Italia la media si attesta a 6,39 casi per mille assistiti, un valore ben superiore a quello della soglia epidemica raggiunta alla 49esima settimana, con 2,57 casi per mille. Allo stato attuale l'andamento dell'epidemia è praticamente sovrapponibile a quello della stagione 2016-2017. Nella settimana di riferimento dell'ultimo rapporto, la 51esima, sono stati 387mila gli italiani colpiti dall'influenza. Le regioni maggiormente interessate, si legge nel comunicato InfluNet, sono Piemonte, Calabria, Toscana, Lazio, Emilia-Romagna e Provincia autonoma di Trento.

I virus responsabili dell'epidemia sono principalmente l'A/H3N2 e il B/Yamagata, con una predominanza del primo. Entrambi sono circolati lo scorso anno. Si tratta di un dato positivo poiché parte della popolazione è già protetta, inoltre il vaccino, che i medici consigliano caldamente di fare, risulta ancora più efficace. I virus, stando alle dichiarazioni degli esperti, quest'anno non sembrano essere particolarmente severi, tuttavia l'influenza è una patologia che può avere anche conseguenze fatali nei soggetti predisposti e non deve essere mai presa sottogamba.

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