I ghiacci marini dell’Artico hanno raggiunto il loro record minimo di estensione durante l’inverno che ci stiamo lasciando alle spalle: lo rivelano i dati del National Snow and Ice Data Center (NSIDC) statunitense. Quando il picco di estensione invernale è stato toccato il 25 febbraio, infatti, i ghiacci coprivano “appena” 14,5 milioni di chilometri quadrati, ossia 130.000 chilometri quadrati in meno rispetto al precedente record negativo, registrato nel 2011. In pratica, quest'anno c'era 1.1 milione di milione di chilometri quadrati di ghiaccio in meno rispetto alla media 1981-2010.

Un inverno molto mite con mari sempre più caldi

Si tratta del dato più nero dal 1979, ossia da quando le tecnologie satellitari hanno consentito di raccogliere immagini sempre più accurate del pack. Il ghiaccio è di meno ma è anche più sottile, secondo quanto è stato testimoniato da altri studi recenti. E la responsabilità è, purtroppo, totalmente ascrivibile al riscaldamento globale che sta mettendo in grossa difficoltà un ecosistema delicatissimo. Ted Scambos, a capo del gruppo di ricerca, ha evidenziato come siano gli Oceani settentrionali sempre più caldi a causare lo scioglimento, rapido ed anticipato, dei ghiacciai artici: quest’anno, però, questa condizione ormai preesistente è andata a combinarsi con un inverno particolarmente mite nelle medesime zone.

In attesa del picco estivo

Quest'anno il picco è giunto in anticipo rispetto alla media, ma ciò era già accaduto in passato: la data della massima estensione, infatti, è estremamente variabile ed è passata, ad esempio, dal 24 febbraio del 1996 al 2 aprile del 2010. Passato marzo, i ghiacci inizieranno la propria fase di ritirata con l’avvicinarsi dell’estate: il picco minimo è previsto per settembre e c’è da augurarsi che, anche in quel caso, il pack non faccia registrare un altro dato eccezionale. Certo c'è da dire che gli stessi dati del centro di ricerca non sono del tutto incoraggianti: le prime settimane di marzo, infatti, hanno fatto registrare temperature decisamente più alte della media stagionale, sia sulle terre emerse, sia nel mare di Barents, parte del Mar Glaciale Artico, tra le isole Svalbard e le isole della Terra di Francesco Giuseppe.