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Covid 19
15 Novembre 2021
11:01

In arrivo nuovi vaccini Covid a base di proteine che possono essere la svolta della pandemia

Sieri di questo tipo, già impiegati a Cuba e Taiwan nelle campagne di vaccinazione nazionali, potrebbero presto aggiungersi all’elenco dei prodotti approvati dalle principali agenzie regolatorie.
A cura di Valeria Aiello
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Le principali agenzie di regolamentazione dei farmaci potrebbero presto ampliare l’elenco dei vaccini anti-Covid a nostra disposizione, approvando nuovi prodotti che secondo gli esperti hanno molto da offrire. Sono i vaccini a base di proteine, non ancora ampiamente utilizzati a livello globale (a Cuba e Taiwan alcune formulazioni prodotte localmente sono già impiegate nelle campagne di vaccinazione nazionali), i cui dati degli studi clinici in fase avanzata sembrano finora promettenti. Alcuni di questi prodotti, riporta Nature, hanno dimostrato una forte protezione, con meno effetti collaterali rispetto a quelli generalmente provocati da altre formulazioni già autorizzate.

Nessuno dei circa 50 vaccini Covid a base di proteine ​​attualmente in fase di test clinici in tutto il mondo ha suscitato effetti collaterali importanti – si legge in un nuovo articolo pubblicato sulla rivista scientifica – . Anche molte delle reazioni tipicamente provocate dall'mRNA o dai vettori virali – mal di testa, febbre, nausea e brividi – si sono dimostrate molto meno comuni con le alternative a base di proteine. Ad esempio, meno dell’1% delle persone che hanno ricevuto un’iniezione a base di proteine ​​dalla Medigen Vaccine Biologics Corporation di Taiwan ha sviluppato la febbre negli studi clinici”.

Per almeno sei candidati (riassunti in tabella), il traguardo potrebbe essere ormai vicino. Sono sviluppati da differenti compagnie farmaceutiche, con protocolli di produzione poco costosi, i cui vantaggi logistici, inclusa la stabilità a un ampio range di temperature, potrebbero aiutare a ridurre il divario di immunizzazione tra Paesi ricchi e Paesi poveri. “Il mondo ha bisogno di questi vaccini a base di proteine per raggiungere quelle popolazioni vulnerabili” ha affermato Nick Jackson, capo dei programmi e delle tecnologie innovative presso la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations, che ha investito più di un miliardo di dollari in cinque vaccini a base di proteine contro Covid-19 al momento in fase di sviluppo. La parte del leone la fanno i prodotti realizzati da Clover, Novavax e SK-bioscience di Seongnam, in Corea del Sud. “I vaccini proteici stanno per farci entrare in una nuova era di immunizzazione anti Covid” ha aggiunto Jackson.

I vaccini a base di proteine in fase avanzata di sperimentazione / Nature
I vaccini a base di proteine in fase avanzata di sperimentazione / Nature

Cosa sono i vaccini a base di proteine

Tra i diversi metodi utilizzati per stimolare meccanismi di difesa specifici, l’approccio che si basa su subunità proteiche purificate o ricombinanti del patogeno è uno dei più collaudati. Tra i vaccini oggi in uso, formulati seguendo questa strategia, alcuni esempi sono quello per l’influenza stagionale, il tetano, la difterite, l’herpes zoster e l’epatite B. “Per suscitare una risposta immunitaria protettiva – precisa Nature – questi vaccini forniscono alle cellule di una persona proteine insieme a adiuvanti che stimolano l'immunità invece che un frammento di codice genetico che le cellule devono leggere per sintetizzare le proteine stesse”.

Per quanto riguarda i sieri anti-Covid, la forma della proteina Spike utilizzata “varia notevolmente da un prodotto all’altro. Alcuni usano proteine singole, altri triadi (complessi di tre proteine, ndr). Alcuni usano proteine Spike a lunghezza intera, altri solo un frammento. Alcune proteine sono liberamente fluttuanti, altre sono impacchettate insieme in nanoparticelle”.

Oltre a queste differenze, molti di questi vaccini sono prodotti utilizzando diversi tipi di cellule. Le proteine contenute nei sieri di Novavax e Sanofi/GSK, ad esempio, sono ottenute da cellule di larva del lepidottero lafigma (Spodoptera frugiperda), un tipo di falena. Clover e Medigen fanno invece affidamento su cellule dell’ovaio di criceto, un pilastro della produzione di anticorpi terapeutici nel settore delle biotecnologie. Inoltre, i principali candidati impiegano adiuvanti diversi, ognuno dei quali stimola in modo specifico il sistema immunitario, determinando diversi tipi di risposte al vaccino.

I nuovi vaccini Covid in arrivo

Novavax e Clover hanno già fornito i primi dati sulla protezione conferita dai loro prodotti. Secondo quanto annunciato da Novavax, il candidato NVX-CoV2373 ha offerto più del 90 percento di protezione contro le forme sintomatiche di Covid-19 in uno studio su 30mila persone completato all’inizio del 2021, prima della diffusione della variante Delta, quando erano in circolazione forme virali meno contagiose di Sars-Cov-2.

Questi dati, contenuti in un preprint non ancora sottoposto a revisione paritaria, hanno aperto la strada alla presentazione della domanda di autorizzazione all’uso di emergenza negli Stati Uniti che dovrebbe essere depositata entro la fine dell’anno, dopo l’ok arrivato il 1° novembre in Indonesia e le richieste presentate alle agenzie regolatorie in Australia, Canada, Regno Unito e Unione Europea e altrove. Nel frattempo, anche i due produttori asiatici Clover Biopharmaceuticals, con sede a Chengdu, in Cina, e Biological E di Hyderabad, in India, stanno per chiedere l’autorizzazione a varie autorità nazionali nelle prossime settimane e mesi.

Clover, d’altra parte, ha riportato risultati di efficacia un po’ più bassi per il suo vaccino a base di proteine, mostrando solo il 67 percento di efficacia contro le forme sintomatiche di qualsiasi gravità, anche se questo parametro è probabilmente influenzato dal fatto che questo siero testato su popolazioni alle prese con ceppi più virulenti di SARS-CoV-2, comprese le varianti Delta e Mu. Entrambi i vaccini, ad ogni modo, hanno suscitato livelli di anticorpi pari a quelli indotti dai vaccini a mRNA di Pfizer-BioNTech e Moderna, che si sono dimostrati come tra i più efficaci.

Se autorizzati, questi vaccini possono rappresentare una svolta nella pandemia, in quanto potrebbero colmare il divario nell’approvvigionamento che sta affliggendo i Paesi a reddito. Novavax e Clover, ad esempio, si sono impegnati a donare centinaia di milioni di dosi dei loro sieri a COVAX, l’iniziativa mondiale finalizzata all’accesso equo ai vaccini.

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