Un vasto studio condotto su 1,2 milioni di cittadini israeliani mostra che il vaccino contro coronavirus SARS-CoV-2 di Pfizer ha un'efficacia del 94 percento nel prevenire l'infezione sintomatica e del 92 percento per la forma grave della COVID-19, la malattia provocata dal patogeno. Si tratta di dati estremamente positivi e incoraggianti che confermano l'efficacia del vaccino emersa durante la sperimentazione clinica, un risultato che non sempre viene raggiunto nel mondo reale, tenendo in considerazione le significative differenze con uno studio controllato. Benché ancora non definitivi, questi risultati lasciano ben sperare per il prosieguo della campagna vaccinale in Israele e nel resto del mondo.

Ad annunciare i nuovi dati è stato il più grande operatore sanitario del Paese, il Clalit Health Services, che assieme al Ministero della Salute israeliano e ad altri enti – come il Maccabi Health Services – continua a rilasciare informazioni cruciali sulle vaccinazioni in corso. Ciò è dovuto al peculiare accordo stipulato tra Israele e il colosso farmaceutico americano, dal quale traggono vantaggio entrambi i firmatari. I confini rigidamente controllati e la popolazione relativamente contenuta (circa 9 milioni di abitanti), infatti, rendolo il Paese mediorientale un ottimo “laboratorio” per dimostrare l'efficacia del vaccino, come effettivamente sta avvenendo, e ciò promuoverà la diffusione del vaccino di Pfizer anche nel resto del mondo. Ad oggi Israele è la nazione in cui la campagna vaccinale procede più speditamente in assoluto in relazione al numero di abitanti, con ben 3,8 milioni di persone trattate con la prima dose e 2,4 milioni con la seconda. L'obiettivo è vaccinare tutti gli over 16 entro la fine di marzo.

Nello studio del Clalit Health Services sono stati coinvolti 1,2 milioni di cittadini, 600mila vaccinati con due dosi di tozinameran/BNT162b2 (nome commerciale Comirnaty) e 600mila non ancora vaccinati. Come indicato, negli immunizzati è stata riscontrata un'efficacia preventiva contro i sintomi da COVID-19 nel 94 percento dei casi, mentre il 92 percento è risultato protetto dall'infezione grave. La maggiore efficacia si determina a partire dal settimo giorno dopo la seconda iniezione. A sottolineare la bontà del vaccino di Pfizer contro il coronavirus SARS-CoV-2 (messo a punto con la casa biofarmaceutica tedesca BioNTech) vi è il dottor Ran Balicer, dirigente epidemiologo di Clalit: “Gli studi precedenti si occupavano di infezioni, ma non di sintomi e quindi non possono essere paragonati alla ricerca clinica di Pfizer. Ora, per la prima volta, stiamo confrontando il gruppo vaccinato con un gruppo di controllo con caratteristiche simili per vedere se il vaccino funziona ‘secondo le regole'”. “Dopo aver tenuto conto di fattori come l'età – ha proseguito il dottor Balicer in un'intervista a Channel 12 – possiamo affermare chiaramente che il vaccino previene malattie gravi anche tra coloro che hanno 70 e più anni, per i quali non c'erano dati sufficienti nello studio di Pfizer”.

Secondo una precedente analisi del Maccabi Healthcare Services condotta su 544 israeliani vaccinati, solo lo 0,1 percento ha avuto diagnosi di infezione da coronavirus SARS-CoV-2. I casi gravi sono stati solo quattro e non si è verificato alcun decesso. In questo caso l'efficacia è risultata essere del 93 percento, dunque sempre in linea col nuovo studio di Clalit e la sperimentazione condotta dalla casa farmaceutica americana. Israele ha acquistato anche lotti di dosi del vaccino di Moderna-NIAID, un altro vaccino a RNA messaggero (mRNA) come il tozinameran, ma ad oggi sta facendo affidamento soltanto su quello di Pfizer, verosimilmente sempre per via dell'accordo stipulato con la multinazionale. Nelle prossime settimane, quando altre persone saranno vaccinate e sarà passato più tempo dalla seconda dose, si avrà un quadro ancor più preciso sull'efficacia del vaccino anti COVID.