La svolta nella lotta al coronavirus arrivata con l’annuncio di efficacia del vaccino anti-Covid sviluppato dalla casa farmaceutica statunitense Pfizer in collaborazione con l’azienda tedesca BionTech porta con sé un ostacolo di natura infrastrutturale che, nel momento in cui arriverà il via libera delle agenzie regolatorie, rischia di rappresentare un limite importante nella distribuzione.

Il vaccino Covid-19 di Pfizer deve essere conservato a -70 °C

Una volta che il vaccino uscirà dal sito produttivo dovrà essere trasportato e conservato a una temperatura di 70 gradi sotto zero: questo richiederà una complessa e costosa catena del freddo nonché infrastrutture specializzate che pochi Paesi possiedono. In Italia, ad esempio, gli unici due aeroporti autorizzati a ricevere farmaci sono Malpensa e Fiumicino, ma nessuno dei due è attrezzato per lo stoccaggio a così basse temperature.

La catena del freddo, inoltre, dovrà essere assicurata fino a quando ciascuna singola dose non verrà somministrata in quanto, una volta scongelata, dovrà essere iniettata entro cinque giorni, altrimenti andrà persa. Un problema non da poco nel momento in cui si dovrà organizzare la logistica della distribuzione che, nel nostro Paese sarà messa a punto da un gruppo di 15 esperti coordinati dal direttore della Prevenzione al Ministero della Salute, Gianni Rezza. In altre parole, come molti altri Paesi, anche l’Italia dovrà costruire la propria catena del freddo affinché le prime dosi di vaccino possano raggiungere inalterate le diverse Regioni. Secondo Farmaindustria "Bisognerà programmarla molto bene, perché anche a livello dei punti di distribuzione siano a disposizione i frigoriferi".

Quello che, per usare le parole della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è “il vaccino più promettente finora” e per il quale è stato raggiunto un accordo per la fornitura di 200 milioni di dosi con un’opzione per altre 100 milioni di dosi (all’Italia saranno inizialmente destinate 27 milioni di dosi) porterà dunque un massiccio investimento e un coordinamento che molto probabilmente potranno essere assicurati solo dalle nazioni più ricche, rappresentando un importante bivio per i Paesi in via di sviluppo: investire nella realizzazione di una costosa catena del freddo o aspettare un vaccino convenzionale che possa essere distribuito attraverso la rete esistente (2-8 °C).

Il vaccino di Pfizer/BionTech si basa infatti su una tecnica innovativa, dal momento che utilizza nanoparticelle lipidiche che formano una capsula attorno al materiale genetico, il cosidetto mRNA, nel quale sono contenute le istruzioni per la produzione della proteina virale Spike in grado di stimolare il sistema immunitario. Un approccio sul quale si basa anche il candidato vaccino sviluppato dall’azienda americana Moderna ma attraverso il quale fino ad oggi non è mai stato approvato alcun vaccino per l’uomo.

In attesa dei risultati dettagliati della sperimentazione e della validazione da parte delle agenzie regolatorie, l’investimento richiesto per assicurare la catena del freddo rischia dunque di lasciare indietro i Paesi in via di sviluppo, alimentando il timore che solo le nazioni più ricche possano avere accesso alle prime dosi di vaccino, malgrado lo sforzo sostenuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, dalla fondazione di Bill Gates e dal World Economic Forum, chiamato Covax, e che punta ad acquisire due miliardi di dosi di qualsiasi potenziale vaccino entro la fine del 2021 per renderlo disponibile a ogni Paese in modo etico ed equo.