Le segnalazioni di eventi tromboembolici verificatisi in alcune persone dopo aver ricevuto una dose di vaccino anti COVID di AstraZeneca ha portato le autorità sanitarie a sospendere un paio di lotti – per scopo puramente precauzionale – dalla campagna vaccinale in corso. In alcuni rari casi si è arrivati anche alla sospensione temporanea “tout-court” delle somministrazioni con il farmaco prodotto dalla casa farmaceutica britannica-svedese, sviluppato in collaborazione tra gli scienziati dello Jenner Institute dell'Università di Oxford e della società italiana di biotecnologie Advent-Irbm. L'obiettivo era verificare la sussistenza di un eventuale rapporto di causa-effetto tra l'inoculazione del vaccino e le suddette reazioni avverse legate alla coagulazione del sangue, alla luce della correlazione temporale. Quasi immediatamente l'Agenzia Europea per i Medicinali (EMA), l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e numerosi esperti hanno sottolineato che si è trattato solo di legame temporale, e che il numero di eventi verificatisi era paragonabile a quelli nella popolazione generale. Ora una nuova e ampia indagine presentata da AstraZeneca conferma in modo praticamente definitivo che non sussiste alcun rischio tromboembolico a causa del farmaco.

Nella nota, pubblicata sul sito ufficiale della colosso biofarmaceutico, viene specificato che è stata condotta “un'attenta revisione di tutti i dati di sicurezza disponibili di oltre 17 milioni di persone vaccinate nell'Unione Europea (UE) e nel Regno Unito con il vaccino COVID-19 AstraZeneca”, e dall'analisi di queste informazioni “non è emersa evidenza di un aumento del rischio di embolia polmonare, trombosi venosa profonda (TVP) o trombocitopenia”. A rendere ancor più significativi i risultati di questa indagine, il fatto che i rischi ipotizzati non si sono manifestati “in qualunque fascia di età, sesso, lotto o in un determinato Paese”. Insomma, il vaccino è risultato assolutamente sicuro, e gli eventi avversi dovuti alla coagulazione del sangue balzati agli onori della cronaca internazionale – che stanno alimentando un vespaio di polemiche – si sono verificati per cause del tutto slegate dalla vaccinazione.

A dimostrarlo il confronto con quanto si verifica nella popolazione generale. “Finora nella UE e nel Regno Unito, sono stati segnalati 15 eventi di trombosi venosa profonda e 22 eventi di embolia polmonare tra quelli a cui è stato somministrato il vaccino, in base al numero di casi che la Società ha ricevuto all'8 marzo”, specifica AstraZeneca nel comunicato stampa. “Questo è molto di meno di quanto ci si aspetterebbe che si verifichi naturalmente in una popolazione generica di queste dimensioni, ed è simile per altri vaccini autorizzati contro la COVID-19 autorizzati”, aggiunge la casa farmaceutica, specificando che il rapporto sulla sicurezza del vaccino verrà pubblicato anche sul portale dell'Agenzia Europea per i Medicinali (in linea con le misure di trasparenza eccezionali per COVID-19). AstraZeneca specifica che durante gli studi clinici, pur essendo limitato il numero di eventi trombotici, era "inferiore nel gruppo vaccinato". Inoltre “non sono emerse prove di un aumento del sanguinamento negli oltre 60.000 partecipanti arruolati”.

A rassicurare sul vaccino anti Covid di AstraZeneca anche il virologo Fabrizio Pregliasco, che interpellato da Fanpage aveva dichiarato come l'incidenza degli eventi tromboembolici fosse in linea con quanto osservato nella popolazione generale, un dato che “non fa vedere un incremento del rischio”. Anche il presidente dell'AIFA Giorgio Palù parla di “emotività” in merito alle reazioni avverse rilevate dopo la vaccinazione con AstraZeneca, assicurando che si tratta di un vaccino sicuro ed efficace. Il professor Palù spiega che tali eventi sono stati osservati in una popolazione con un'età media di 70 anni, e a quell'età, sottolinea l'esperto, "se si fa un’ecografia ai vasi, un qualche piccolo trombo da qualche parte lo si trova frequentemente”. “Non bisogna assolutamente spaventarsi – chiosa il presidente dell'AIFA -, perché così si mette a rischio la riuscita della strategia contro il coronavirus”.

A difendere il vaccino AZD1222/ChAdOx1 di AstraZeneca, naturalmente, vi sono anche i dirigenti della compagnia, dati alla mano: “Circa 17 milioni di persone nell'UE e nel Regno Unito hanno ricevuto il nostro vaccino – ha affermato Ann Taylor, Chief Medical Officer – e il numero di casi di coaguli di sangue segnalati in questo gruppo è inferiore alle centinaia di casi che ci si aspetterebbe nella popolazione generale”. “La natura della pandemia ha portato a una maggiore attenzione dei singoli casi e stiamo andando oltre le pratiche standard per il monitoraggio della sicurezza dei medicinali autorizzati nella segnalazione di eventi vaccinali”, ha chiosato la dirigente. Anche il professor Pregliasco aveva affermato che tutta questa attenzione su eventi suggestivi può avere un effetto negativo sulla campagna vaccinale.

AstraZeneca afferma che durante la produzione del suo vaccino vengono condotti più di 60 test di qualità, dalla società stessa, dai suoi partner e da più di venti laboratori di test indipendenti, controlli fondamentali per garantire la qualità del farmaco. La società aggiunge che la sicurezza del pubblico “sarà sempre al primo posto”, e che sta monitorando attentamente tutte le segnalazioni giunte in questi giorni. Per superare la pandemia, conclude l'azienda, è importante che le persone vengano vaccinate quando invitate a farlo. Il riferimento è alla "fuga" dal vaccino che sta coinvolgendo molte persone, proprio a causa della comunicazione distorta sugli eventi avversi smentiti dai dati.