Due cuccioli di tigre siberiana in esplorazione allo zoo di Lipsia, Germania
in foto: Due cuccioli di tigre siberiana in esplorazione allo zoo di Lipsia, Germania

Anche il DNA dei "grandi felini" non ha più segreti: i ricercatori sudcoreani dell'Istituto di genomica di Suwon, guidati da John Bhak e da Yun Sung Cho, sono infatti riusciti nell'impresa di sequenziare per la prima volta il genoma di una tigre siberiana; i risultati dello studio sono stati pubblicati in un articolo di Nature Communications. Il lavoro ha consentito di ottenere preziose informazioni relative non soltanto a questi affascinanti e temibili "gattoni" ma anche a tutte le particolarità genetiche che distinguono ciascuna specie di felino dall'altra: tali dati potranno servire, ci si augura, anche per percorrere nuove strade che portino alla messa a punto di strategie per la conservazione di un animale le cui sottospecie sono quasi tutte a rischio estinzione.

La tigre siberiana o tigre dell'Amur (nome scientifico Panthera tigris altaica) è la più grande di stazza tra tutte le sue sorelle; il suo habitat è costituito dalle foreste boreali mentre il suo areale si estende lungo le alture della Siberia sudorientale: tale areale, in verità, non può che apparire sempre più ristretto dal momento che in natura sopravvivono ormai poche centinaia di individui (pare non più di quattrocento) che mettono in serio pericolo le possibilità di futuro per questa sottospecie. Il campione di DNA utilizzato per sviscerarne tutti i segreti è stato prelevato da un esemplare maschio di nove anni nato e cresciuto in cattività nell'Everland Zoo in Corea del Sud. Successivamente, la mappa del genoma ottenuta è stata confrontata con quelle del leopardo delle nevi, del leone africano, del leone bianco e di una sua cugina molto prossima, la tigre del Bengala; quest'ultima costituisce attualmente la sottospecie di tigre più massicciamente rappresentata in natura, benché sia comunque considerata in pericolo di estinzione con i suoi 4000 esemplari.

La ricerca ha individuato alcuni passaggi fondamentali che, evolutivamente parlando, hanno portato questi grandi gatti a diventare dei feroci e quasi infallibili predatori, con una muscolatura fortissima ed una dieta esclusivamente carnivora; è stato inoltre notato come la tigre condivida il 95.6% del proprio patrimonio genetico con il gatto domestico dalla cui linea evolutiva si sarebbe separata all'incirca 10.8 milioni di anni fa. A quell'epoca visse quello che definiremmo l'"antenato comune" dei felidi, detentore dei 1.376 geni condivisi dagli animali oggetto dello studio, ma anche dai più comuni gatti: tali geni costituirebbero la base biologica di alcune caratteristiche quali l'allungamento delle fibre muscolari, la capacità di digerire enormi quantità di proteine, l'olfatto spiccatissimo, peculiarità fondamentali per questi cacciatori selvatici. Ma la mappatura ha evidenziato anche l'origine delle divergenze tra le diverse specie, come il gene che determina l'adattamento del leopardo delle nevi alle altitudini dell'Asia centrale in cui vive, o quello responsabile candido manto del leone bianco africano.

Sempre più a rischio di estinzione, la tigre costituisce al momento una grande sfida per tutti coloro i quali si occupano di conservazione: le numerose riserve naturali istituite in diversi stati del territorio asiatico, però, sono soltanto un piccolo inizio. Lo studio del genoma potrebbe aiutare, secondo il parere degli esperti, a selezionare esemplari da introdurre in tali riserve per favorire un accoppiamento che garantisca l'incremento della variabilità genetica che, come è noto, renderebbe più "forte" la specie. Ma alle spalle delle tigri ci sono minacce non da poco, prime tra tutte la distruzione dell'habitat e del territorio e il bracconaggio: e per le poche migliaia di individui rimasti in libertà la vita sembra farsi sempre più dura.