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16 Giugno 2021
15:22

Il tuo gatto è un killer: dovresti tenerlo a casa

Si stima che in Australia, ogni anno, i gatti domestici uccidano 60 milioni di uccelli, la stragrande maggioranza dei quali nativi. Negli Stati Uniti si ritiene che abbattano fino a 3,7 miliardi di volatili e fino a 22 miliardi di piccoli mammiferi nello stesso arco di tempo. In Italia sono almeno 207 le specie cacciate dai “mici”, un quarto delle quali minacciate. A fronte di questi numeri drammatici, tenendo conto che il gatto domestico non esiste in natura, gli scienziati esortano i proprietari a gestire meglio i propri felini, tenendoli quanto più possibile dentro casa.
A cura di Andrea Centini
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Assieme ai cani, i gatti sono gli animali domestici più amati e diffusi nelle nostre case. Sono dolci, affettuosi e regalano sorrisi e tanta allegria in ogni famiglia. Ma non solo. Possono persino far bene al nostro cuore, stimolando il rilascio di ossitocina dopo qualche carezza, allontanando lo stress e riducendo la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa, come dimostrato da diversi studi. Chi soffre di patologie cardiovascolari e ha un gatto per amico, inoltre, in media vive più a lungo di chi non lo ha. Insomma, per questi e tantissimi altri motivi i piccoli felini migliorano le nostre esistenze e sono compagni di viaggio speciali, inseparabili. Tuttavia nascondono un “lato oscuro” che non deve essere assolutamente sottovalutato dai proprietari. Il gatto domestico (Felis catus), infatti, è una creazione dell'uomo: non esiste in natura, essendo stato selezionato migliaia di anni fa dal raro ed elusivo gatto selvatico. In parole semplici, non è un animale in armonia con i delicati equilibri ecologici che ci circondano. La sua introduzione capillare nell'ambiente naturale, anche a causa del numero soverchiante per un predatore apicale e abilissimo, è di fatto volano per un vero e proprio disastro, che sta mettendo a repentaglio la sopravvivenza di specie minacciate e la tenuta di molteplici ecosistemi.

Non c'è da stupirsi che il gatto domestico è incluso nella lista delle cento specie più invasive e del pianeta (100 of the World’s Worst Invasive Alien Species – A selection from the Global Invasive Species Database) assieme alla zanzara tigre, al cervo nobile, alla nutria e a tanti altri organismi animali e vegetali che impattano negativamente sugli equilibri naturali. L'elenco è redatto dagli esperti del The Invasive Species Specialist Group dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), la più autorevole istituzione scientifica in tema di biodiversità. L'inclusione dei nostri adorati gatti in questo elenco di "invasori e devastatori" è frutto dell'analisi di numerosi studi, i cui dati mostrano incontrovertibilmente le responsabilità dei mici. O meglio, della nostra. Noi li abbiamo creati, li abbiamo fatti moltiplicare a dismisura, li abbiamo introdotti ovunque, anche in ambienti del tutto inidonei a ospitarli, continuando a permettere loro di far strage della fauna selvatica inerme. Spesso i proprietari meno sensibili alle tematiche ambientali accolgono i "regali" dei propri mici con cieco orgoglio: “Che bravo, oggi mi hai portato un passerotto”. Nulla meglio dei numeri di questa ecatombe di creature indifese dovrebbe spingerci a gestire meglio i nostri gatti, nutrendoli e amandoli come sempre, ma facendo tutto il necessario affinché non arrechino danno agli equilibri naturali.

Lo studio “The impact of free-ranging domestic cats on wildlife of the United States” pubblicato su Nature Communications nel 2013 da scienziati dello Smithsonian Conservation Biology Institute e dello US Fish and Wildlife Service ha dimostrato che i gatti domestici in libertà, nei soli Stati Uniti uccidono fino a 3,7 miliardi di uccelli ogni anno e fino a 22,3 miliardi di mammiferi nello stesso arco di tempo. Lo studio del 2019 “We need to worry about Bella and Charlie: the impacts of pet cats on Australian wildlife” guidato da scienziati dell'Università Nazionale Australiana (ANU) ha rilevato che i gatti domestici uccidono ogni anno circa 230 milioni tra uccelli, rettili e mammiferi australiani nativi, tra i quali diverse specie minacciate di estinzione. Secondo il documento “Tackling Feral Cats and Their Impacts – Frequently asked questions” del governo australiano, da quando i gatti sono stati introdotti nella “terra dei canguri” hanno provocato l'estinzione di almeno 20 specie di mammiferi nativi, mentre oggi ne minacciano oltre 120. Quelli estinti erano tutti animali impreparati all'impatto del predatore invasivo, cancellati per sempre dalla biosfera solo e soltanto a causa nostra. Agli uccelli non va affatto meglio, in Australia: un recente studio pubblicato sulla rivista Biological Conversation stima infatti che i gatti domestici uccidano oltre 60 milioni di uccelli all'anno, il 99 percento dei quali nativi. Non a caso in diversi Paesi sono nate vere e proprie organizzazioni per tutelare gli uccelli e gli altri piccoli animali sterminati dai mici.

E in Italia? Lo studio “License to Kill? Domestic Cats Affect a Wide Range of Native Fauna in a Highly Biodiverse Mediterranean Country” pubblicato su Frontiers in Ecology and the Environment da scienziati di diversi atenei ha determinato che i nostri amici a quattro zampe uccidono almeno 207 specie, delle quali oltre 30 sono classificate come minacciate nella Lista Rossa della IUCN. Gli scienziati sono giunti a queste conclusioni analizzando le prede riportate a casa da gatti di famiglia e “censite” dai proprietari. Tra le specie più cacciate il topo domestico, il merlo, la lucertola muraiola, la passera d'Italia e lo scoiattolo rosso. La passera d'Italia o passero italiano (Passer italiae), una specie che vive soltanto nello Stivale, è classificata come vulnerabile (codice VU) nella Lista Rossa della IUCN e le sue popolazioni sono sempre più rarefatte. In molte città sono quasi completamente sparite e gli ornitologi ne stanno studiando le ragioni. Gli esemplari di questa specie rappresentano circa l'8 percento delle prede aviarie catturate dai gatti domestici in Italia. Anche lo scoiattolo rosso euroasiatico (Sciurus vulgaris), fortemente minacciato dalla frammentazione dell'habitat e dall'introduzione dello scoiattolo grigio americano, è tra le principali prede del gatto: anch'esso rappresenta circa l'8 percento dei mammiferi uccisi dai gatti italici. Il fatto che i nostri gatti predino principalmente specie più comuni (75 percento), secondo gli esperti, non è affatto una “consolazione”. Non essendo frutto della selezione naturale, del resto, il gatto domestico va comunque ad alterare profondamente gli equilibri ecologici, riducendo ad esempio le prede per i predatori genuini, che ne hanno bisogno per sopravvivere.

Non è un caso che alla luce di questa strage, che rischia di spingere sul baratro dell'estinzione diverse specie, numerosi scienziati stiano esortando i padroni a migliorare la gestione del proprio gatto, ad esempio tenendolo il più possibile dentro casa ed evitando le scorribande in natura. Molti proprietari di gatti credono che gli scienziati impegnati in appelli di questo genere nutrano un odio radicato e profondo verso i piccoli felini, ma non è affatto così. È solo amore per la natura e interesse a tutelare ciò che può essere perduto per sempre. I danni che i gatti sono in grado di arrecare agli ecosistemi e alle specie selvatiche sono ingenti e, poiché sono una nostra creazione, abbiamo il dovere di impedire che continuino a perpetrare questi massacri. I gatti domestici, del resto, sono incolpevoli e fanno solo quello che riesce meglio loro: andare a caccia. Gli zoologi sono i primi a sapere che articoli scientifici dedicati all'impatto negativo dei gatti sugli equilibri naturali difficilmente riusciranno a cambiare il comportamento della maggior parte dei proprietari, tuttavia ritengono di fondamentale importanza continuare a divulgare queste informazioni e sensibilizzare l'opinione pubblica, nella speranza che la coscienza di qualcuno abbia un sussulto.

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