Nel 2008 Sergio Canavero, neurochirurgo di Torino, risvegliò per la prima volta nella storia una giovane in stato vegetativo permanente da due anni grazie all'elettrostimolazione. Si trattò di un intervento unico, ma probabilmente nulla rispetto a quello che lo stesso professore prevede possa accadere entro i prossimi due anni. Alla rivista "Oggi" ha infatti dichiarato con convinzione: "Lo ribadisco e sottoscrivo: tra un paio di anni saremo in grado di effettuare un trapianto di testa". Il progetto HEAVEN/GEMINI (Head Anastomosis Venture with Cord Fusion) sta studiando come realizzare il trapianto e, nello specifico, come dare continuità al midollo spinale, laddove, cioè, il cervello si unisce al resto del corpo.

Il donatore tipo "è un individuo che – spiega Canavero – ha purtroppo perso la vita per un trauma cranico puro, senza lesioni sostanziali a carico degli altri organi. O chi ha subito un ictus fatale. Il ricevente, invece, può essere un malato affetto gravemente da una malattia neuromuscolare degenerativa. Ma anche un soggetto tetraplegico potrebbe candidarsi". Il successo di tale trapianto, tuttavia, cela un pericolo. Lo stesso neurochirurgo di Torino avverte infatti che "La società dovrebbe già cominciare a pensare al modo per regolamentare questa procedura, prima che un intervento rivoluzionario, progettato per fornire una terapia radicale a malati profondamente sofferenti, diventi una pratica spregiudicata nelle mani di chirurghi senza scrupoli".

Il trapianto della testa, guardando il passato, è stato già eseguito sulle scimmie, tanto che nel 1999 Robert J. White, neurochirurgo dell'Ohio, prefigurò un recente futuro in cui la stessa operazione si sarebbe potuta eseguire sull'uomo. Piccola differenza rispetto a quanto preannuncia Canavero, White ritenne impossibile il collegamento di tutti i nervi alla spina dorsale, ragion per cui il ricevente non potrebbe muovere il corpo ad eccezione della testa.