Le piccole zampe anteriori del tirannosauro (Tyrannosaurus rex) servivano a squartare le prede dopo essergli saltato sul dorso. A determinarlo un'equipe di paleontologi dell'Università delle Hawaii di Manoa, che ha condotto nuove analisi sulle ossa del possente rettile del Cretaceo. Con questo studio, coordinato dal professor Steven Stanley, si è provato a dare una spiegazione definitiva a uno dei misteri che appassiona gli studiosi di dinosauri sin da quando furono scoperti i primi resti di T.rex, alla fine del XIX secolo. Le ‘braccia' anteriori risultano infatti decisamente sproporzionate rispetto al resto del corpo – misurano circa un metro su un bestione di 12 metri di lunghezza per 7 tonnellate di peso -, tanto che quando furono ricostruiti i primi scheletri fossili vennero addirittura utilizzate ossa di altre specie, ad esempio quelle dell'allosauro, un altro teropode.

Secondo Stanley e colleghi si trattava comunque di armi letali, sfruttate dal dinosauro per tranciare la carne delle sventurate prede, con forti colpi di taglio a ripetizione dopo averle addentate con le fauci. La caratteristica presenza di due artigli anziché tre, come avveniva in altre specie affini, avrebbe innanzitutto permesso al T.rex di imprimere una forza del 50 percento superiore. L'attacco micidiale con gli artigli da 10 centimetri sarebbe stato possibile grazie alla robustezza e alla muscolatura associata al coracoide, un osso della spalla che aiuta a controllare i movimenti degli arti anteriori. Inoltre la testa dell'omero (l'osso del braccio anteriore) aveva un giunto a sfera che permetteva al T.rex di colpire di taglio con ancor più forza e precisione. Secondo altri ricercatori questa tecnica non poteva essere molto efficace, perché il T.rex doveva comunque poggiare il suo torace contro il dorso della preda rischiando di ferirsi. È dunque probabile che fosse sfruttata soprattutto dagli esemplari più giovani, dove la differenza tra la lunghezza degli arti anteriori e quella del resto del corpo era meno marcata.

Studi evoluzionistici precedenti hanno dimostrato che le ‘braccia corte' del tirannosauro erano frutto di un'involuzione, una sorta di presenza vestigiale (come gli abbozzi di arti in alcuni serpenti) legata al fatto che il poderoso rettile avesse ormai costruito la sua arte predatoria attorno alle mascelle, in grado di afferrare e macellare qualunque preda, con una mostruosa pressione dei denti di ben 195 tonnellate. Per questa ragione si era supposto che i piccoli arti anteriori potessero servire solo per afferrare il partner durante gli accoppiamenti, a far rialzare un T.rex dopo il riposo o a portare i pezzi di carne alla bocca, sebbene studi sui movimenti delle articolazioni non lo ritengono plausibile. Il nuovo studio, i cui dettagli sono stati presentati alla conferenza annuale della Geological Society of America, suggerisce invece chegli arti anteriori fossero un'altra micidiale arma di questi spettacolari predatori estinti.