Diagnosticare precocemente il cancro al polmone grazie all'eccezionale fiuto dei cani. Non è fantascienza, ma un promettente studio clinico che sta per sta per essere messo a punto da un team di ricerca neozelandese. Gli studiosi, coordinati dal professor Tim Edwards, docente presso la Scuola di psicologia dell'Università di Waikato, ha infatti ottenuto un cospicuo finanziamento di oltre 230mila dollari dal Consiglio per la ricerca sanitaria dell'Università della Nuova Zelanda. Grazie a questo denaro potrà coinvolgere pazienti e unità cinofile che daranno la caccia alle firme biomolecolari del cancro annusando campioni di alito e saliva.

Non si tratta del primo studio di questo tipo, dato che anche in Italia viene portato avanti un progetto molto simile grazie al lavoro della onlus Medical detection dogs Italy, in collaborazione col Dipartimento di Veterinaria dell'Università degli studi di Milano, l'Istituto europeo oncologico (IEO) e la Fondazione Cariplo. Nel progetto italiano i cani sono stati addestrati ad annusare campioni di urina, nei quali riescono a intercettare con un'affidabilità del 98 percento la firma molecolare – i cosiddetti marker – del cancro al polmone. Uno studio di Humanitas ha invece dimostrato le ampie capacità dei cani di intercettare nell'urina le sostanze volatili – VOCS (VolatileOrganicCompounds) – del carcinoma alla prostata.

Ma torniamo al promettente studio neozelandese. Il professor Edwards sta guidando la nuova ricerca spinto sai risultati eccellenti di un suo precedente lavoro svolto in Tanzania. In quel caso l'organizzazione per la quale collaborava sfruttava il fiuto dei ratti africani per diagnosticare la tubercolosi. Questi roditori hanno infatti un olfatto molto sensibile, e non a caso vengono utilizzati anche per le campagne di sminamento delle mine antiuomo.

“L'evidenza – ha sottolineato Kath McPherson, direttrice del Consiglio per la ricerca sanitaria neozelandese – mostra che ci sono profili specifici di odori associati al cancro del polmone, quindi c'è una possibilità che questa ricerca possa identificare uno strumento prezioso per il rilevamento precoce della malattia, o contribuire a sviluppare sensori per i macchinari. Pensiamo che valga la pena di dare un'occhiata più profonda”. I primi test clinici inizieranno entro la fine dell'anno.

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