Credit: NASA, ESA e D. Player
in foto: Credit: NASA, ESA e D. Player

Entro i prossimi cento anni un super-brillamento o “superflare” potrebbe essere emesso dal Sole e investire in pieno la Terra. Gli effetti di un simile fenomeno astronomico, legato all'espulsione di un'immensa quantità di energia dalla fotosfera della stella, sono potenzialmente catastrofici per l'elettronica, i sistemi di navigazione e comunicazione, benché le reali conseguenze – anche su di noi – sono tutte da valutare. A ipotizzare l'inquietante scenario è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Università del Colorado di Boulder, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Astronomia dell'Università di Kyoto (Giappone), dell'Università di Leida (Paesi Bassi) e di alcuni osservatori nipponici e americani.

I super-brillamenti. I brillamenti o eruzioni solari sono violente espulsioni di materiali dalla fotosfera del Sole (e delle altre stelle), responsabili del vento solare e delle possibili tempeste geomagnetiche sulla Terra, oltre che delle affascinanti aurore polari. I super-brillamenti o superflare non sono altro che emissioni dello stesso tipo ma centinaia o migliaia di volte più potenti di quelle comuni. Sino ad oggi si riteneva che simili fenomeni fossero caratteristici delle stelle giovani, magneticamente molto attive e in rapida rotazione, tuttavia il team di ricerca guidato dal professor Yuta Notsu, scienziato del Laboratory for Atmospheric and Space Physics dell'Università del Colorado, ha dimostrato che essi possono avvenire anche in stelle come il Sole. Sono semplicemente più rari. Mentre in una stella giovane se ne può verificare uno ogni settimana, in una stella vecchia come la nostra (che ha 4,6 miliardi di anni) la frequenza è di uno ogni pochi millenni. “Il nostro studio dimostra che i superflare sono eventi rari, ma c'è qualche possibilità che potremmo vivere un evento del genere nei prossimi 100 anni o giù di lì”, ha dichiarato l'autore principale dello studio.

La ricerca. Ma come hanno fatto Notsu e colleghi a determinare questo rischio? Gli scienziati hanno analizzato i dati raccolti dal Telescopio Spaziale Kepler, il “cacciatore di pianeti” ora sostituito da TESS, incrociandoli con quelli della missione GAIA dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) e dell'Osservatorio Apache Point nel New Mexico. Dal loro studio è emerso che 43 stelle con caratteristiche paragonabili a quelle del Sole avevano emesso superflare, determinandone anche la frequenza in millenni. Anche se i dati sono pochi, come sottolineato da Notsu questi eventi si sono verificati e si verificheranno ancora anche nel Sole; non è dunque questione di se, ma di quando. I dati sono comunque ancora molto pochi, dunque andranno fatte ricerche molto più approfondite sul tema, in particolar modo sulle conseguenze. Simili ondate energetiche, come indicato, potrebbero "friggere" tutta l'elettronica a terra e quella dei satelliti, far saltare i sistemi di comunicazione e navigazione, e bombardare di radiazioni letali lo spazio attorno al nostro Pianeta, con gravi rischi per gli astronauti. Prepararsi per tempo a un simile disastro è necessario, altrimenti si rischia di fare un balzo tecnologico all'indietro di secoli in un istante. Di sicuro, si assisterà ad aurore spettacolari anche a bassissime latitudini; del resto, durante l'evento di Carrington del 1859, una “semplice” ma potentissima tempesta geomagnetica, gli archi aurorali furono visti anche a Roma e in zone tropicali. I dettagli della nuova ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata The Astrophysical Journal.