La comparsa di un gruppo di macchie nella zona equatoriale del Sole indica che la nostra stella è sempre più vicina alla fase di minima attività del suo ciclo undecennale, prima del ‘risveglio' che avverrà a partire dal 2019. Ma quali effetti si avranno sulla Terra? E cos'è esattamente questo ciclo? Va innanzitutto sottolineato che queste variazioni non si riferiscono alle temperature, bensì all'attività magnetica del Sole. Recenti studi hanno dimostrato una correlazione tra l'attività magnetica della nostra stella e le fluttuazioni climatiche sulla Terra, in particolar modo nell'area tropicale e con gli intensi fenomeni noti come El Nino e La Nina, tuttavia non è ancora chiaro se i cicli possano avere un impatto sui cambiamenti climatici e dunque sul riscaldamento globale.

Ciò che è certo, è che il Sole al momento si trova al termine del 24° ciclo da quando viene tenuta traccia della sua attività (dalla fine del XVI secolo), e si prepara a iniziarne un nuovo, come indicato dal fisico solare Mauro Messerotti, ricercatore presso l'Osservatorio di Trieste dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e docente all'Università di Trieste. Gli esperti hanno osservato nel cuore della stella un gruppo di macchie con un diametro circa otto volte quello terrestre, superiore ai centomila chilometri. La formazione di queste macchie è un chiaro sintomo che si avvicina la fine del ciclo. Nei prossimi mesi inizieranno infatti ad apparire macchie solari a latitudini più alte, che “annunciano l'arrivo del nuovo ciclo, il 25°, mentre gruppi di macchie solari dell'attuale ciclo appariranno ancora in prossimità dell'equatore”, ha sottolineato Messerotti. I cicli dell'attività magnetica del Sole vengono determinati proprio dal comportamento delle macchie tra un minimo e l'altro, ma pur avendo una media undecennale non sono regolari. Basti pensare al cosiddetto "Minimo di Maunder”, avvenuto tra il 1645 e il 1715, quando gli astronomi avvistarono soltanto una cinquantina di macchie rispetto alle 40-50mila attese in questo lungo arco di tempo.

Sole senza macchie solari
in foto: Sole senza macchie solari

Durante la fase di transizione dei prossimi mesi non sono attesi fenomeni legati alle macchie solari – regioni della fotosfera solare più fredde e scure, ad elevata attività magnetica – bensì ai cosiddetti buchi coronali. Quando il Sole raggiunge la fase di attività minima, infatti, i buchi coronali (estese regioni della corona solare) diventano molto più longevi del normale, e possono perdurare fino a sei mesi. Aprendo il campo magnetico accelerano le particelle circostanti, che vengono proiettate nello spazio come vento solare. Il vento solare che impatta con la Terra può essere responsabile di tempeste geomagnetiche di varia intensità ma anche dello spettacolare fenomeno delle aurore polari.

Nei prossimi giorni, tra il 15 e il 16 febbraio, una “pioggia” di particelle provocherà una debole tempesta geomagnetica, ma che non dovrebbe comportare alcun problema ai sistemi elettronici dei satelliti, ai segnali radio e ai GPS, gli strumenti più esposti ai rischi del vento solare.

[Foto di Andrea Centini]