Jacob, un rinoceronte nero morto nello zoo francese di Pont-Scorff lo scorso 31 dicembre, si è spento a causa di fame, stress, infezioni che duravano tempo e un deprecabile stato di incuria. Lo hanno dimostrato i risultati dell'autopsia condotta dai veterinari ingaggiati da Rewild, l'organizzazione animalista che aveva acquistato l'intero zoo dalla vecchia proprietà – attraverso donazioni online – proprio per salvare le centinaia di animali “ospitate” nella struttura, sita nel cuore di un comune della Bretagna di appena tremila anime. Per Jacob, purtroppo, son arrivati troppo tardi. Il rinoceronte, apparso subito in condizioni critiche, si è spento 15 giorni dopo il passaggio di consegne a Rewild.

Provare a salvare il rinoceronte nero (Diceros bicornis), una specie classificata con codice CR – cioè in pericolo critico di estinzione – nella Lista Rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, è stato il primo e più importante obiettivo di Rewild da quando è entrata in possesso dello zoo. La veterinaria della struttura, tuttavia, aveva avvisato l'organizzazione che per Jacob ormai non c'era più nulla da fare. Nonostante ciò, sono stati ingaggiati ulteriori veterinari specializzati in rinoceronti per tentare un ultimo, disperato tentativo di recupero. Ma è stato invano. Il rinoceronte è stato trovato riverso a terra nell'ultimo giorno del 2019.

Ma cos'è successo allo sfortunato rinoceronte? Innanzitutto, benché avesse soltanto 28 anni (in natura questi animali arrivano a 50), Jacob si presentava già “vecchio”. Era emaciato, aveva ossa sporgenti, manifestava diarrea continua, malassorbimento intestinale, infezioni cutanee, difficoltà a sollevarsi, atrofia muscolare, piaghe da decubito e una serie di patologie dentali – dal tartaro alla gengivite – che gli rendevano un inferno l'alimentazione. Dall'esame autoptico è emerso che aveva denti talmente appuntiti da procurargli continue lesioni sulle guance e nella bocca; ciò era dovuto all'alimentazione scadente fornita dallo zoo, non sufficientemente abrasiva come la vegetazione naturale della savana africana. In pratica, i denti erano cresciuti in modo incontrollato fino a trasformarsi in affilatissime lame, che si conficcavano nella carne a ogni morso. Non c'è da stupirsi che il povero Jacob abbia smesso di nutrirsi per il dolore.

A causa delle temperature inidonee a un animale adattato al caldo della savana, la pelle di Jacob era piena di lesioni cutanee e infezioni, innescate dal freddo secco della regione francese. La sua compagna era morta nel 2012 proprio a causa delle infezioni cutanee e polmonari che l'avevano colpita. Jacob dunque era solo da quasi 10 anni, in un ambiente totalmente inadeguato e angusto, sottoposto a un trattamento crudele che lo ha condannato a un'esistenza infernale fino alla morte. Tra le patologie evidenziate durante la necroscopia vi era anche una persistente emocromatosi epatica, dovuta all'accumulo di ferro nel fegato. Si tratta di una condizione – sempre legata all'alimentazione fornita dagli zoo – che sarebbe alla base del decesso del 40 percento dei rinoceronti neri tenuti in cattività. Tutte le sindromi rilevate dai veterinari sono sono tipiche dei rinoceronti neri rinchiusi e non di quelli selvaggi; dunque è stata la prigionia e la criminale incuria a far morire questo splendido, rarissimo animale. Alla luce di quanto accaduto a Jacob, Rewild ha sottolineato l'importanza di aprire un vero dibattito “sulle giustificazioni che portano a condannare questi animali a una vita di sofferenza e di prigionia, con pretesti di educazione o conservazione che crollano alla luce dei fatti”.