La foto di Yoshinori Ohsumi presso il Nobel Forum di Stoccolma, dopo l’annuncio dell’assegnazione del premio Nobel per la medicina. (Credit: JONATHAN NACKSTRAND/AFP/Getty Images)
in foto: La foto di Yoshinori Ohsumi presso il Nobel Forum di Stoccolma, dopo l’annuncio dell’assegnazione del premio Nobel per la medicina. (Credit: JONATHAN NACKSTRAND/AFP/Getty Images)

Il premio Nobel per la medicina e fisiologia 2016 è andato al giapponese Yoshinori Ohsumi, attualmente docente presso il Tokyo Institute of Technology, per le sue scoperte chiave relative al meccanismo dell'autofagia, un processo fondamentale per la degradazione ed il riciclo dei componenti cellulari.

Il termine autofagia deriva dal greco antico ed indica il processo di "mangiarsi da soli": tale concetto è emerso a partire dagli anni '60 del XX secolo, quando i ricercatori hanno iniziato ad osservare che le cellule erano in grado di distruggere il proprio contenuto "rinchiudendolo" in alcune membrane che formano delle vescicole, come dei piccoli sacchi, che vengono trasportate in un compartimento per la degradazione chiamato lisosoma.

In una serie di brillanti esperimenti condotti nei primi anni '90, Yoshinori Ohsumi si è servito di studi sui lieviti per identificare i geni essenziali per l'autofagia: ciò gli ha consentito di comprendere un meccanismo che ha successivamente dimostrato essere simile a quello sofisticatissimo utilizzato dale stesse cellule.

Le scoperte dello scienziato giapponese hanno portato ad immensi progressi nella comprensione del modo in cui le cellule riciclano il proprio contenuto e, in generale, dell'importanza dell'autofagia in molti processi fisiologici, come ad esempio nella risposta alle infezioni. Le mutazioni nei geni coinvolti in questo meccanismo, del resto, possono causare malattie e lo stesso processo di autofagia ha a che fare con diverse condizioni, incluso il cancro e le malattie neurologiche.