In Italia il dibattito è rovente sulla possibilità di legalizzarla anche a scopo ricreativo; nel frattempo, però, studi sugli effetti della cannabis vengono portati avanti da ricercatori di tutto il mondo. Del resto, la cannabis è stata utilizzata dalle società più diverse, in passato, come rimedio medico: ma le sue potenzialità terapeutiche vennero messe al bando in buona parte dei Paesi tra gli anni ’30 e gli anni ’40 a causa della crescente attenzione rivolta ai danni derivanti dalla dipendenza. Tuttavia, negli ultimi anni, molte ricerche sono tornate ad indagare per mettere in luce i benefici della marijuana nell'alleviare i sintomi di malattie come il Parkinson, il tumore, la sclerosi multipla.

Inaspettati effetti del cannabidiolo

Un nuovo studio, pubblicato dal Journal of Bone and Mineral Research dai ricercatori della Tel Aviv University, ha individuato un’altra, sorprendente quanto promettente, possibile applicazione medica della marijuana. In accordo con gli studiosi, infatti, un componente non psicotropo chiamato cannabidiolo (CBD) potrebbe aiutare in maniera significativa a sanare le fratture ossee. Un esperimento, condotto su alcuni topolini di laboratorio con fratture femorali, avrebbe infatti dimostrato che il CBD accelererebbe il processo di guarigione del femore in circa otto settimane, anche qualora isolato dal THC, il delta-9-tetraidrocannabinolo, ossia la componente maggiormente psicoattiva della cannabis.

Una nuova terapia per fratture ed osteoporosi?

Lo stesso gruppo di ricercatori aveva già osservato, in un lavoro precedente, che i recettori dei cannabinoidi dell’organismo sembravano stimolare la formazione delle ossa. Questo, sostengono gli esperti, potrebbe aprire la strada ad una nuova generazione di farmaci, a base di cannabis, in grado di combattere l’osteoporosi e altre patologie collegate alle ossa.

Il potenziale clinico dei composti correlati ai cannabinoidi è semplicemente innegabile, a questo punto. C’è ancora molto lavoro da fare per sviluppare terapie appropriate, ma è chiaro che è possibile ricavare un obiettivo terapeutico dalla cannabis. CBD, il principale agente del nostro studio, è per prima cosa un anti-infiammatorio e non ha effetti psicoattivi. – Dottor Yankel Gabet, Tel Aviv University

L'esperimento

I ricercatori hanno somministrato ad un gruppo di ratti esclusivamente del CBD. Ad un altro, invece, una combinazione di CBD e THC. In entrambi i casi, le cavie presentavano una frattura femorale. Osservazioni successive hanno quindi rivelato che il solo CBD risulta sufficiente per stimolare una adeguata risposta terapeutica.

Gli studiosi hanno sottolineato che il metabolita cannabidiolo riesce a rendere le ossa più forti nel corso della guarigione, incrementando la maturazione della matrice collagenica, la quale fornisce la base per la mineralizzazione del nuovo tessuto osseo. Insomma, dopo essere state trattate con CBD pare che le ossa risanate risultino addirittura più resistenti.

Adesso, quindi, non resta che confermare queste scoperte e, per questo, il dottor Gabet spera di poter verificare l'efficacia delle proprie osservazioni anche su pazienti umani.