Il più grande radiotelescopio della Terra, il cinese FAST, ha fatto le sue prime scoperte astronomiche, ovvero ben sei pulsar, stelle di neutroni dense e in rapida rotazione che emettono fortissimi fasci di radiazioni elettromagnetiche. Gli oggetti celesti sono stati intercettati nel mese di agosto, ma solo oggi se n'è avuta la conferma ufficiale grazie all'incrocio con i dati catturati dal telescopio Parkes sito in Australia. Si tratta di una scoperta affascinante anche perché solitamente i nuovi strumenti astronomici entrano a pieno regime a circa due anni dalla messa in funzione, mentre il FAST, acronimo di Five-hundred-meter Aperture Spherical Telescope (Telescopio Sferico con Apertura di Cinquecento metri) è stato attivato solo nel settembre 2016.

“È l'alba di una nuova era per le scoperte nello spazio della Cina”, ha commentato il dottor Yan Yun, direttore dell'Osservatorio nazionale astronomico cinese, che si è soffermato sugli oggetti scoperti. “Le pulsar – ha proseguito lo studioso – si formano quando le stelle esplodono come supernovae. Proprio per questa ragione hanno una massa incredibile, campi magnetici fortissimi ed emettono fasci di radiazioni elettromagnetiche. Studiarle ci aiuterà ad affrontare importanti questioni scientifiche a partire dall'origine e dall'evoluzione dell'universo, fino a studiare le onde gravitazionali”. Tra le sei pulsar intercettate, di due si conoscono già i nomi (PSR J1859-01 e PSR J1931-01) e alcuni dettagli interessanti: la prima si trova a 16mila anni luce e ha un periodo di spin (rotazione sull'asse) di 1,83 secondi, mentre la seconda ruota in ben 0,59 secondi e si trova a 4.100 anni luce dalla Terra.

Le analisi delle pulsar sono ancora agli inizi, ma i ricercatori cinesi sono entusiasti sia della scoperta che del loro strumento, un colosso che ha richiesto l'evacuazione di oltre 8mila persone per essere costruito. Il FAST, posizionato su una montagna nella provincia di Guizhou, è costato ben 160milioni di dollari e ha un singolo piatto di 500 metri composto da 4.450 specchi; un'enorme ‘antenna' necessaria per captare i segnali radio provenienti da stelle, nebulose e perché no, anche potenziali indizi di civiltà aliene. In futuro potrebbe supportare anche il tracciamento di un'eventuale nave spaziale in viaggio verso Marte. Insomma, le sei pulsar sono soltanto un assaggio di ciò che potrà studiare e osservare nei cieli il gigante cinese.