Il carcer tullianum
in foto: Il carcer tullianum

È il più antico limone mai ritrovato nel Mediterraneo ed è venuto alla luce nell'ambito dell'ultima campagna di scavo effettuata a Roma presso il Carcer Tullianum, noto anche come Carcere Mamertino, uno degli edifici dell'area del Foro romano, la cui riapertura al pubblico è prevista per il prossimo 21 luglio.

L'offerta di un rito

Un limone conserva ancora polpa fresca e semi, straordinariamente, e verosimilmente faceva parte delle offerte per un rito votivo, secondo quando ha spiegato il direttore archeologo per l'Area Roma, Patrizia Fortini. Adesso questo singolare reperto sarà esposto all'interno del percorso museale del Carcer Tullianum.

Le analisi al radiocarbonio effettuate hanno consentito di stabilire che il limone risale al 14 d. C., anno della morte di Augusto ma, soprattutto, età di molto precedente a quella in cui si pensa che tali frutti siano giunti in Occidente.

Il limone nel Mediterraneo

Le origini del limone, infatti, sono incerte ma si ipotizza che i primi luoghi in cui sia cresciuto si trovino in estremo Oriente e che la sua diffusione nel bacino del Mediterraneo sia passata, naturalmente, per il mondo del Vicino Oriente. Per quanto riguarda la conoscenza del frutto nell'ambito della civiltà romana i dati sono piuttosto scarsi: alcuni studiosi ipotizzano che i limoni fossero già conosciuti, sulla base di quanto è possibile leggere attraverso alcuni mosaici di Cartagine e affreschi di Pompei. Non si può, però escludere che gli autori avessero semplicemente visto nei Paesi d'origine gli agrumi o, magari, che i romani si limitassero ad importarli ma non li coltivassero. Certamente il ritrovamento del Carcere Mamertino, quindi, potrebbe aiutare a ridisegnare i contorni di questa interessante storia.

Il carcere mamertino e i suoi prigionieri

Il limone più antico del Mediterraneo è stato trovato in un edificio le cui origini risalirebbero addirittura all'età arcaica di Roma; nel Carcer Tullianum, sia in età repubblicana sia in età imperiale, vennero rinchiusi ed uccisi i nemici dello Stato. Tra i più illustri, come ricorda una lapide, certamente ci fu Ponzio, il condottiero sannita che portò il suo popolo a vincere i romani alle Forche Caudine, per poi finire qui successivamente decapitato. A Giugurta, il re berbero della Numidia (una regione nordafricana in parte corrispondente all'attuale Algeria) che aveva combattuto contro Roma, toccò in sorte la morte per fame; anche Vercingetorige, condottiero gallo sconfitto da Cesare finì i suoi giorni qui, decapitato.

Ma la fama del carcere Mamertino è legata soprattutto all'agiografia cristiana medievale che ne fece la leggendaria prigione ultima degli apostoli Pietro e Paolo, dalla cui cella più bassa i due Santi protettori di Roma avrebbero battezzato i compagni di sventura convertiti.

Affreschi risalenti all’epoca di cristianizzazione del Carcer
in foto: Affreschi risalenti all’epoca di cristianizzazione del Carcer

Sul Carcer, poi, sarebbe sorta la chiesa di San Giuseppe dei Falegnami.