Il cosiddetto “pillolo” ha superato con successo il primo esame clinico (test sull'uomo), che ne ha messo in evidenza sicurezza e tollerabilità. Prima di vederlo sugli scaffali delle farmacie, tuttavia, dovremo aspettare ancora una decina di anni. Il farmaco rivoluzionario, analogo alla classica pillola anticoncezionale femminile basata su ormoni, si chiama “11-beta-MNTDc” ed è stato messo da un team di ricerca americano guidato da scienziati dell'Istituto di ricerca biomedica di Los Angeles presso il centro medico Harbor-UCLA, che hanno collaborato con i colleghi dell'Università di Washington di Seattle.

La ricerca. Gli scienziati, coordinati dalla professoressa Christina Wang del LA Biomed, hanno coinvolto nella sperimentazione clinica 40 uomini sani, a 30 dei quali sono state assegnate dosi giornaliere del farmaco (da assumere con i pasti per 28 giorni) con due posologie diverse, da 200 e 400 milligrammi. Gli altri dieci hanno invece assunto un placebo. L'obiettivo del primo test clinico sul pillolo non era dimostrarne la completa efficacia come anticoncezionale, bensì la sicurezza e la tollerabilità, che hanno dato esiti molto incoraggianti. Durante la sperimentazione alcuni dei partecipanti hanno manifestato un lieve affaticamento, mal di testa e acne; soltanto in cinque hanno dichiarato di avere subito un calo della libido e in due hanno manifestato una leggera disfunzione erettile. Trattandosi di un farmaco ormonale, gli scienziati hanno affermato che si tratta di lievi effetti collaterali.

Come funziona. Ma come agisce il pillolo? Il farmaco, il cui nome completo è “11-beta-metil-19-nortestosterone-17-beta-dodecilcarbonato”, è una forma modificata del testosterone, che presenta due principi d'azione: quella progestinica, destinata a impedire la produzione degli spermatozoi, e quella androgenica, che serve a mantenere caratteri sessuali maschili – come voce, peli, desiderio sessuale e quantità di massa magra – pur in associazione al “crollo” del testosterone nei testicoli. Nei 30 uomini che hanno assunto il medicinale, Wang e colleghi hanno rilevato una riduzione significativa nei livelli di testosterone e in due ormoni (chiamati LH e FSH) deputati alla produzione dello sperma. Poiché il farmaco impiega circa 60/90 giorni per impattare sull'effettiva produzione dello sperma, nei soggetti che hanno assunto il farmaco per 28 giorni non è stato naturalmente osservato il blocco degli spermatozoi. L'obiettivo dello studio, come indicato, era principalmente quello di verificarne la sicurezza. Altri studi clinici verranno approntati in futuro per verificarne l'efficacia come metodo contraccettivo. I dettagli della ricerca sono stati presentati in seno alla conferenza annuale Endo 2019 della Endocrine Society in corso di svolgimento a New Orleans. Sono disponibili anche sul The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism.