Il veleno del serpente “terrore dei boschi” o crotalo muto (Lachesis muta) non è in cima alla lista dei più tossici, tuttavia le dosi iniettate dal suo morso sono talmente elevate da provocare vaste necrosi dei tessuti, come dimostrano le terrificanti immagini che accompagnano l'articolo. Il nome scelto per questo rettile, responsabile anche di attacchi fatali, non è stato dunque scelto a caso, e infatti rappresenta una seria minaccia per chiunque si inoltrasse nelle foreste del Centro e del Sud America, isola di Trinidad compresa. In alcune aree questo serpente si spinge anche in collina, dove gli incontri con l'essere umano sono più frequenti e dunque pericolosi.

Il morso inietta veleno come una siringa

L'azione del veleno del terrore dei boschi, conosciuto anche col curioso nome di surucucù e bushmaster in inglese (signore dei boschi), è fondamentalmente emotossica, dunque tende a distruggere le cellule del sangue – come i globuli rossi – con effetti proteolitici ed emolitici. Come specificato, la tossicità del veleno non è elevatissima, e il suo DL50 (Dose Letale 50, ), cioè la stima di una singola dose necessaria a uccidere il 50 percento delle vittime colpite, è piuttosto basso. Il valore è infatti di circa 37 mg/kg, mentre per uno dei serpenti più velenosi al mondo, il serpente bruno orientale (Pseudonaja textilis) australiano, esso è di appena 0.0365 mg/kg. Potrebbe trattarsi comunque di una sottostima, dato che in cattività, a causa dello stress, la tossicità può diminuire. Il pericolo principale del veleno non è comunque la tossicità in sé, ma l'elevatissima quantità inoculata con ogni morso: è infatti paragonabile a quella di un paio di iniezioni intramuscolari profonde, cioè dai 200 ai circa 500 milligrammi per morso. Il terrore dei boschi inoltre è così aggressivo che può mordere più volte e persino inseguire un uomo per colpirlo, quando disturbato.

Dolori lancinanti, necrosi dei tessuti e morte

Tra i primi sintomi, oltre a un dolore lancinante nella zona colpita e all'immediato gonfiore, vi è la formazione di lividi e vescicole, seguite da un forte mal di testa. Sopraggiungono dolori addominali, diarrea e convulsioni, mentre i tessuti prossimi al morso iniziano a necrotizzare velocemente, con lacerazioni sempre più estese. Basti pensare che le gravissime ferite presenti sulla gamba dello sfortunato ragazzo in foto si sono prodotte ad appena cinque giorni dall'attacco del serpente, avvenuto in una foresta della Guyana francese nel 2016. Il giovane si è salvato, tuttavia è stato necessario ricorrere all'amputazione dell'arto a causa del troppo veleno inoculato e la necrosi estesa. La morte può sopraggiungere a causa di forti emorragie, arresto cardiaco o compromissione della funzione renale.

Credit: Christopher Murray
in foto: Credit: Christopher Murray

Denti veleniferi come pugnali

Il motivo per cui il terrore dei boschi inietta così tanto veleno risiede nelle sue dimensioni. Si tratta infatti di una delle vipere più grandi al mondo (appartiene alla famiglia Viperidae), oltre che del serpente velenoso più lungo dell'emisfero occidentale; può infatti superare i 3,5 metri, sebbene le dimensioni medie siano più contenute. Inietta il veleno con con denti veleniferi che arrivano sino a cinque centimetri di lunghezza, e i suoi morsi sono dunque come vere e proprie pugnalate. Il rettile si mimetizza nell'ambiente circostante grazie a una colorazione di fondo tra il marroncino e il giallognolo, dalla quale emergono figure geometriche nere simili a diamanti stilizzati. Curiosamente, quando viene infastidito, il terrore dei boschi fa vibrare la coda come un serpente a sonagli, pur non avendone la caratterista struttura caudale. Quando attacca si posiziona ad S e sferra morsi potentissimi in rapida sequenza.

[Credit: Clinical Anatomy & Operative Surgery]