In questa immagine di agosto 2016 esperti spagnoli lavorano sul manoscritto giunto dalla biblioteca Beinecke dell’università di Yale a Burgos dove una piccola casa editrice ha ottenuto la possibilità di riprodurre il prezioso testo (Credit: CESAR MANSO/AFP/Getty Images)
in foto: In questa immagine di agosto 2016 esperti spagnoli lavorano sul manoscritto giunto dalla biblioteca Beinecke dell’università di Yale a Burgos dove una piccola casa editrice ha ottenuto la possibilità di riprodurre il prezioso testo (Credit: CESAR MANSO/AFP/Getty Images)

Nel 1912 un appassionato antiquario chiamato Wilfrid Voynich si trovava nel collegio gesuita di Villa Mondragone, a Frascati, quando scoprì qualcosa di totalmente inaspettato: nella biblioteca, infatti, c'era un manoscritto completamente diverso dagli altri, destinato a far parlare di sé per molti decenni.

Il codice più misterioso del mondo…

Il Voynich è un manoscritto di piccole dimensioni (misura 22 centimetri di altezza) composto da 102 fogli, corrispondenti a 204 pagine, dal quale si sospetta manchino ulteriori 14 fogli. A renderlo unico è il fatto che sia stato scritto in una lingua ignota e non decifrata; come se non bastasse, il testo è corredato da illustrazioni decisamente particolari, con una sezione di botanica nella quale sono ritratte 113 piante sconosciute, una sezione astrologica e astronomica con disegni dall'oscura interpretazione e una denominata "biologica" in cui alcune figure femminili disegnate sono nude ed immerse in una sorta di vasche intercomunicanti con del liquido scuro. Una sezione di farmacologia riprende motivi molto cari agli scienziati dei secoli scorsi, con alambicchi, ampolle, fiale ed altre piante, evidentemente erbe medicinali; infine, sono presenti illustrazioni i cui soggetti sono ancora poco chiari. A tutto ciò si aggiunge – come dicevamo – un alfabeto mai visto prima che, in oltre un secolo, ha costituito un enigma per molti scienziati. Non per tutti, però, perché sono in molti a credere, sulla base delle caratteristiche e della storia del manoscritto, che si tratti di una truffa orchestrata ad arte. Ma da chi e perché?

(Credit: CESAR MANSO/AFP/Getty Images)
in foto: (Credit: CESAR MANSO/AFP/Getty Images)

… O una truffa per l'Imperatore?

Il manoscritto Voynich si presenta come un mistero talmente perfetto da sollevare molti dubbi sulla sua autenticità: del resto, come è possibile che sia esistito un alfabeto che non abbia lasciato alcuna altra traccia? Forse si trattava di una lingua artificiale per filosofi, occultisti, alchimisti?

Ma è la stessa storia del manoscritto a costituire l'elemento più sospetto, storia ricostruita in parte da una lettera ritrovata dallo stesso Voynich all'interno del manoscritto. Con essa il medico reale di Rodolfo II d'Asburgo (1552-1612) inviava il volume a Roma, ad Athanasius Kircher, gesuita, grande erudito del suo tempo in diversi campi del sapere ed esperto in geroglifici. La stessa missiva, spedita da Praga, spiegava che era stato proprio l'imperatore Rodolfo II ad acquistare il manoscritto per una cifra decisamente cospicua, credendo che fosse opera del filosofo (ed alchimista) Ruggero Bacone.

Proprio a partire da questo elemento, studi recenti hanno guardato con diffidenza al manoscritto, probabilmente un falso costruito da Edward Kelley, inglese che rivendicava le capacità di trasformare i metalli in oro e di evocare angeli e spiriti e che orbitò attorno alla corte imperiale per lungo tempo, assieme ad un altro occultista, John Dee. L'interesse per l'esoterismo dell'imperatore – interesse molto diffuso nelle corti europee dell'epoca – potrebbe aver indotto i due a fabbricare un'opera che poteva fruttare molto denaro, spacciata per un testo di Bacone, vissuto nel XIII secolo. Inoltre Kelley – guarda caso – sosteneva di conoscere una lingua insegnatagli dagli angeli: insomma, di elementi per credere alla truffa ce ne sono.

Il fatto che le indagini al radiocarbonio svolte pochi anni fa abbiano datato la carta del codice come risalente alla prima metà del XV secolo, però, ha fatto vacillare un po' questa ipotesi, benché l'impossibilità di poter condurre analisi analoghe sull'inchiostro lasci ancora aperta una possibilità. Certamente si può escludere che il testo sia medievale: per tutto il resto, però, la diatriba resta aperta.

(Credit CESAR MANSO/AFP/Getty Images)
in foto: (Credit CESAR MANSO/AFP/Getty Images)

Nuove risposte sul manoscritto Voynich

Pochi anni fa, Marcello Montemurro, fisico teorico presso l'università di Manchester, aveva utilizzato un metodo statistico di analisi computerizzata per dimostrare che la ricorrenza di alcuni segni fosse il segnale della presenza di alcuni termini ben precisi nel testo: insomma, non disegni fatti a caso in modo da ricordare delle lettere, ma un vero e proprio alfabeto con il quale si erano costruite frasi redatte in un testo cifrato.

Non è d'accordo Gordon Rugg della britannica Keele University che da oltre un decennio studia il testo e che, in un paper recentemente pubblicato, sostiene che le caratteristiche di apparente naturalezza del testo, rilevate dallo stesso modello matematico di Montemurro, potrebbero essere state facilmente falsificate con semplici tecniche. Quindi, pur ammettendo, come è già stato rilevato, che le sillabe non sono disposte casualmente, lo studio di Rugg dimostra che una lingua senza senso può essere creata artificialmente anche senza una disposizione del tutto casuale, creando quindi un'illusione di naturalezza. Come?

Una lingua inventata ma non casuale?

Rugg aveva già sviluppato un semplice sistema, riportando la struttura delle sillabe del manoscritto Voynich in una griglia, inserendo quelli che sembravano radici, prefissi e suffissi delle misteriose parole del codice. Dopodiché ha sovrapposto alla griglia un semplice foglio con tre piccole finestrelle ritagliate il quale, spostato volta per volta, mostrava soltanto tre delle sillabe riportate sulla tavola sottostante, con diverse combinazioni e, quindi, nuove parole. Ora, si è servito di questo metodo per generare una serie di parole senza senso che seguono la legge di Zipf (che descrive la frequenza di un evento facente parte di un insieme), producendo una distribuzione di termini che, di fatto, risulta simile a quella delle parole scritte in lingue realmente esistenti e parlate. Insomma, conclude Rugg, se anche la lingua del Voynich sembra un linguaggio, come affermava Montemurro, non è detto che lo sia.

Particolare del verso del foglio 40, sezione botanica. (General Collection, Beinecke Rare Book and Manuscript Library, Yale University)
in foto: Particolare del verso del foglio 40, sezione botanica. (General Collection, Beinecke Rare Book and Manuscript Library, Yale University)

Detto ciò, e considerando gli intrighi alle spalle del manoscritto, il piatto della bilancia sembrerebbe pendere verso il falso: ma c'è qualcuno che crede che questo servirà a mettere la parola fine agli studi sul manoscritto Voynich?