Il ghiaccio dell‘Antartide rilascia ancora oggi in atmosfera il cloro radioattivo (Cloro 36) prodotto dai test nucleari condotti nell'Oceano Pacifico tra gli anni '50 e '60 del secolo scorso. Gli scienziati credevano che tali emissioni si fossero esaurite, come avvenuto per altri isotopi radioattivi di origine atomica depositati nel ghiaccio, ma nuove analisi hanno dimostrato il contrario. A rilevare il rilascio di Cloro 36 artificiale è stato un team di ricerca francese dell'Università di Aix-en-Provence, che ha condotto analisi approfondite sugli strati di ghiaccio di diversi siti antartici.

Gli scienziati, coordinati dalla glaciologa Mélanie Baroni del Centre Europeèn de Recherche et d'Enseignement de Géosciences de l'Environnement (CEREGE) dell'ateneo transalpino, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver messo a confronto campioni dell'area di Vostok nell'Antartide Orientale, dove si trova una vecchia stazione di ricerca russa, e quelli della Talos Dome, una regione dove ogni anno si depositano grandi quantità di neve (a differenza della prima, molto poco nevosa).

L'isotopo Cloro 36 può essere prodotto sia in modo naturale che artificiale: nel primo caso si produce quando il gas argon interagisce con i raggi cosmici nell'atmosfera terrestre, nel secondo quando i neutroni reagiscono con il cloro presente nell'acqua marina. Ma c'è una sostanziale differenza fra i due. Mentre il primo resta intrappolato in modo permanente nel ghiaccio, il secondo viene emesso nell'atmosfera. Dalle analisi dei campioni prelevati dal sito di Talos Dome è emerso che qui i livelli di Cloro 36 artificiale si sono ridotti sensibilmente col passare del tempo, dopo i test nucleari americani che lo hanno diffuso in atmosfera. A Vostok, invece, sono stati rilevati livelli recenti di emissione significativi, con picchi anche dieci volte superiori a quelli attesi, in alcuni campioni. Ciò, secondo gli scienziati, suggerisce che il ghiaccio di questa zona si stia ancora liberando del cloro radioattivo artificiale.

Fortunatamente i livelli di radioattività rilevati non sono così elevati da rappresentare un pericolo per l'ambiente. Baroni e colleghi hanno sottolineato che studiare il comportamento del cloro nel ghiaccio antartico può essere utile a migliorare la datazione del ghiaccio stesso e a capire come si è evoluto il clima terrestre nel corso del tempo. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Journal of Geophysical Research: Atmospheres.