small_110203-125140_mi250910var_0005

Dopo aver letto questo articolo, molto probabilmente, non ci si potrà sottrarre alla tentazione di darsi una controllata alle dita per confermare o smentire quella che è una nuova scoperta degli scienziati, dopo vari anni di studi dedicati all'argomento. L'ultima ricerca, la più ampia mai condotta sui rapporti che intercorrono tra le diverse lunghezze delle dita delle mani, arriva dagli Stati Uniti e sembra avere pretese di attendibile validità scientifica.

Tutto sarebbe una questione di lunghezza di anulare ed indice: un anulare più sviluppato denuncerebbe un maggiore livello di testosterone con tutte le caratteristiche che ne deriverebbero naturalmente, quali aggressività, una certa tendenza naturale ad assumere posizioni  di dominio, la libido più accentuata nonché predisposizione per le materie scientifiche, per alcuni sport e, talvolta, per l'alcolismo.

Ovviamente, al contrario, se è l'indice a superare l'anulare in lunghezza, saranno le peculiarità legate al mondo femminile ad avere il sopravvento: dunque maggiore sensibilità, amore per le materie umanistiche e caratteri più mansueti. Il discorso riguarderebbe allo stesso modo uomini e donne e poggerebbe sul dato per cui la lunghezza delle dita sarebbe determinata dalle quantità di ormoni maschili e femminili, testosterone ed estrogeni, che il feto di un nascituro assorbirebbe durante la gravidanza della madre.

Presumibilmente saranno in tanti a dissentire e a non trovare attendibile l'esito di una ricerca del genere: perché è davvero difficile immaginare che parte consistente del nostro futuro sia determinato addirittura prima della nostra nascita e non dalle situazioni esperite, dall'educazione ricevuta, dal contesto in cui si è cresciuti. Ma l'indicazione degli scienziati è di leggere nelle proprie mani, più che altro, l'"impronta" che si potrebbe dare alla propria esistenza: e forse, trattandosi di dita, un'impronta, magari appena accennata, potrebbe esserci. (fonte Repubblica)