È stato ritrovato intatto il cranio del ‘fuggitivo di Pompei‘, l'uomo che si credeva essere stato ucciso (letteralmente decapitato) da un enorme masso di 300 chilogrammi, piombatogli addosso a causa della furia distruttiva del Vesuvio. La sua storia, tanto drammatica quanto grottesca, alla fine di maggio fece rapidamente il giro del web, diventando virale proprio a causa delle fotografie che mostravano il suo scheletro allineato col pesante pezzo di roccia. Non a caso sono sorti decine di ‘meme' sulla vicenda conditi da humor nero.

Gli studiosi del parco archeologico di Pompei ipotizzarono che la sua testa venne staccata dal violentissimo impatto, determinando una morte probabilmente più rapida e meno atroce di quella che spettò a migliaia di altre persone nel 79 dopo Cristo, bruciate dalle ondate di calore o asfissiate da gas e ceneri sprigionati dal vulcano. Ma il suo cranio è stato trovato integro a un livello stratigrafico più basso di quello del masso e della porzione inferiore dello scheletro, come mostrano le immagini divulgate sulla pagina facebook del Parco Archeologico di Pompei. Ciò significa che l'uomo non è stato colpito dal blocco litico. La sua bocca, fra l'altro, è stata trovata completamente spalancata, ed è dunque probabile che anche questo fuggitivo, la prima vittima recuperata negli scavi della Regio V, sia morto per “probabile asfissia dovuta al flusso piroclastico”.

Le ossa non erano tutte assieme a causa di un cunicolo di probabile epoca borbonica, che aveva fatto crollare nella parte sottostante la porzione superiore dello scheletro. A causa di questo cedimento, gli archeologi non hanno potuto nemmeno adottare completamente il famoso processo Fiorelli per ottenere il calco in gesso dalla vittima (con questa tecnica a Civita Nova è stato recentemente recuperato un cavallo), adottando così un metodo alternativo. Per sapere esattamente com'è morto quest'uomo, che aveva un'età stimata di 35 anni e una probabile disabilità alla gamba quando spirò, sarò necessario attendere il completamento delle analisi sui suoi resti.

[Credit: Parco Archeologico Pompeii/Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo]