Credit: Erik Abrahmsson
in foto: Credit: Erik Abrahmsson

Il popolo dei “Nomadi del Mare” conosciuto come Bajau Laut si sta evolvendo per adattarsi meglio alla vita marina, dato che i suoi membri passano sott'acqua la maggior parte del tempo. Tra le caratteristiche plasmate dalla selezione naturale vi sono una milza più grande, un gene che aumenta il tasso metabolico e altri dettagli che favoriscono le immersioni, specialità nei quali i Bajau Laut sono dei veri e propri ‘campioni'. Basti pensare che il loro record di profondità è di ben 79 metri, mentre la resistenza massima è di poco superiore ai tre minuti (ovviamente non si tratta di apneisti professionisti e non hanno equipaggiamento ad hoc).

Credit: Torben Venning
in foto: Credit: Torben Venning

A far emergere l'affascinante processo evolutivo in atto un team di ricerca internazionale coordinato da studiosi del Centre for GeoGenetics presso l'Università di Copenhagen (Danimarca), dopo aver condotto un'approfondita analisi sui profili genetici dei Bajau Laut. Si tratta di un popolo indigeno distribuito nel sud-est asiatico tra Filippine, Malesia, Borneo e alcune isole indonesiane. Vivono su palafitte di legno o su curiose imbarcazioni chiamate ‘lepa lepa' trasformate in case galleggianti; la loro sopravvivenza è quasi completamente legata al mare, nel quale si immergono costantemente per andare a pesca, ma anche per trascorrere il tempo libero. Tornano sulla terraferma solo per seppellire i morti e per procurarsi le risorse che il mare non può offrire loro.

Analizzandone alcune caratteristiche anatomiche gli scienziati coordinati dal professor Eske Willerslev hanno scoperto che la loro milza era significativamente più grande rispetto a quella di una popolazione vicina, dedita principalmente all'agricoltura. Da successive indagini hanno dimostrato che non si trattava di un cambiamento legato a una vita fatta di immersioni, ma di un vero e proprio tratto ereditario “selezionato” dall'adattamento ambientale. Un milza più grande, infatti, raccoglie più globuli rossi da mandare in circolo mentre si è sott'acqua, favorendo la resistenza esattamente come avviene nelle foche.

Tra le altre caratteristiche evidenziate dall'analisi genetica, la presenza di un gene che regola i livelli del T4, un ormone che catalizza il tasso metabolico e contrasta la carenza di ossigeno dovuta alle immersioni. Willerslev e colleghi hanno individuato anche geni che facilitano la circolazione sanguigna negli organi fondamentali (come cuore, cervello e polmoni) e altri che riducono l'accumulo di anidride del sangue. In pratica, il loro corpo “risponde” al mare e si sta adattando sempre meglio alle continue immersioni.

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Non deve stupire che l'essere umano stia continuando ad evolversi. Quello dei Bajau Laut è il primo esempio di evoluzione legata alla vita marina, ma non sono l'unica popolazione ad adattarsi a specifiche pressioni ambientali. I tibetani, ad esempio, hanno una mutazione che produce più globuli rossi rispetto alle altre etnie cinesi, sorta per compensare i bassi livelli di ossigeno ad alta quota. Gli inuit hanno invece sviluppato un metabolismo che gli consente di assumere una dieta ricca di grassi senza favorire il rischio di patologie cardiovascolari, come avverrebbe nelle altre popolazioni. I dettagli sulla sull'evoluzione dei Bajau Laut sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Cell.

[Credit: Torben Venning]