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Il digiuno per combattere il dolore cronico: è davvero possibile?

Ricercatori italiani hanno dimostrato che brevi periodi di digiuno o di dieta rigidissima possono aiutare a combattere il dolore cronico neuropatico. L’apporto calorico scarso o nullo, infatti, stimola la produzione di un recettore che nei topi ha dimostrato di ridurre sensibilmente la soglia di questo dolore. Il digiuno migliorerebbe anche l’efficacia dei farmaci antidolorifici.
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A cura di Andrea Centini
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Il digiuno o una dieta con pochissime calorie fatti per alcuni giorni potrebbero essere validi alleati contro il dolore cronico provocato dalle nevralgie, come la sciatalgia e il mal di schiena. L'effetto analgesico dello scarso o nullo apporto calorico sarebbe ulteriormente catalizzato da un miglior funzionamento dei farmaci, che in questa condizione avrebbero una marcia in più per ridurre o eliminare il dolore. Lo ha dimostrato un team di ricerca italiano del Dipartimento di Farmacologia presso l'Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli", che ha condotto un approfondito studio su topi geneticamente modificati.

Il ‘segreto' antidolorifico del digiuno risiederebbe nel recettore HCAR2, che nei topi transgenici studiati ha dimostrato la capacità di ridurre la soglia del dolore provocato dalle nevralgie. Come indicato dal dottor Livio Luongo, uno dei coautori della ricerca, il recettore HCAR2 è stimolato dal beta-idrossi-butirrato (BHB), una sostanza organica – appartenente al gruppo dei chetoni – che viene prodotta in maggiore quantità proprio in presenza del digiuno o di una dieta con scarse concentrazioni di zuccheri. Per ottenere risultati bastano due giorni di digiuno per i topi, che nell'essere umano corrispondono a quattro o cinque giorni.

Si tratta di una scoperta significativa, dato che il dolore neuropatico provocato da mal di schiena, sciatalgia (che colpisce l'80 percento della popolazione anziana e in generale un italiano su quattro), arti amputati o altre condizioni sono scarsamente sensibili ai comuni antidolorofici. Non a caso i trattamenti standard, come sottolineato dal professor Sabatino Maione, coordinatore dello studio e docente presso l'ateneo di Napoli, “prevedono farmaci antidepressivi, anticonvulsivanti e terapie di supporto psico-cognitivo”. La ‘caccia' a possibili bersagli molecolari in grado di lenire la sofferenza provocata dal dolore neuropatico rappresenta uno dei campi della ricerca più attivi, ed è proprio durante queste ricerche che sono stati svelati i benefici del digiuno, in grado di migliorare anche l'azione dei tradizionali farmaci analgesici.

Naturalmente va considerato che i risultati sono stati ottenuti sui topi, dunque debbono essere ancora condotti studi clinici in grado di dimostrare l'efficacia del digiuno anche sull'uomo. Può essere molto pericoloso per la salute lanciarsi in digiuni o diete rigidissime “fai-da-te” per ottenere dei risultati contro le neuropatie, dunque è sempre doveroso consultarsi con medici e nutrizionisti. I dettagli della ricerca italiana saranno presto pubblicatisi sulla rivista scientifica FASEB.

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