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Il rover Curiosity si prepara a trivellare la prima roccia marziana su quello che gli scienziati ritengono sia il greto di un antico fiume del Pianeta Rosso, in cerca di elementi che possano corroborare la tesi che Marte possieda o possedesse un tempo le condizioni adatte per ospitare la vita. Ma il sito migliore dove cercare queste prove potrebbe essere altrove. Secondo i planetologi Joseph Michalski e John Parnell dovremmo andare a dare un’occhiata da vicino al cratere McLaughlin, un cratere prodotto da un antico impatto meteorico che ha cosparso i dintorni di detriti composti apparentemente di argilla e altri minerali che sarebbero stati alterati dall’acqua. Queste rocce appartenevano al sottosuolo di Marte, ma l’impatto le ha scagliate in superficie. E i due planetologi sospettano che lì dentro ci potrebbero essere le prove capaci di provare come, almeno sottoterra, Marte potrebbe ospitare la vita.

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Vita sotto la superficie – “Non può esserci vita sulla superficie di Marte perché è inondata di radiazioni ed è completamente ghiacciata. Tuttavia, la vita sotto la superficie potrebbe essere stata protetta da tutto ciò”, sostiene Parnell, ricercatore all’Università di Aberdeen in Scozia, in un’intervista al The Telegraph. “Non c’è ragione perché batteri o altri microbi non possano essere vissuti o essere ancora vivi nelle piccole crepe ben al di sotto della superficie di Marte”. È soprattutto per questo motivo che Curiosity è dotato di una sorta di trapano, e il suo futuro successore, il rover ExoMars dell’ESA, avrà un trapano più lungo capace di analizzare campioni fino a due metri sotto il terreno marziano.

Batteri o altri microbi potrebbero ancora vivere sotto la superficie di Marte.

John Parnell
Il cratere McLaughlin – Secondo alcune stime dei biologi, sotto la superficie del nostro pianeta, la Terra, potrebbe esserci una biosfera ricca e complessa quanto quella che vediamo al di sopra della superficie. Per Marte potrebbe essere la stessa cosa, con la differenza che a contatto con la tenue atmosfera marziana nessuna forma di vita oggi può sopravvivere. Potremmo però non aver bisogno di un trapano per trovare tracce di vita elementare sotto la superficie di Marte, sostengono gli autori dello studio pubblicato su Nature Geoscience con l’avallo della NASA. Infatti, le rocce scagliate in superficie dall’impatto che ha creato il cratere McLaughlin potrebbero semplificare il lavoro. “L’alternativa è utilizzare ciò che la natura ha già fatto per noi ed è questo che rende il cratere McLaughlin così interessante ”, continua Parnell, che ha collaborato nella ricerca con due geologi del Natural History Museum di Londra.

Andiamo a dare un'occhiata? – L’idea è quindi di fare di questo cratere l’obiettivo della prossima missione su Marte. La NASA ha già in cantiere un progetto per un lander, non un rover, che farà cioè analisi sul posto senza muoversi. Il sito dell’atterraggio, come sempre, è ancora oggetto di discussioni, maggiori in questo caso perché mentre un rover può comunque spostarsi – anche se per pochi chilometri – dal punto di arrivo, un lander non può farlo. Gli scienziati sostengono che l’analisi di queste rocce potrebbe essere importante anche per ricostruire la storia della vita sulla Terra. “Sebbene tutti noi viviamo sulla superficie della Terra, la vita non ha avuto origine qui, ma sottoterra”, sostiene John Parnell. “Solo quando la vita prese piede sotto la superficie, ha potuto gradualmente espandersi e venire su”.