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Il coronavirus può essere diffuso dai condizionatori d’aria? Cosa dice l’esperto

Con l’avvicinarsi dell’estate e delle temperature più calde, in molti iniziano a chiedersi se attraverso i condizionatori d’aria sia possibile diffondere nell’ambiente il coronavirus SARS-CoV-2, e dunque aumentare il rischio di contagio. Abbiamo intervistato sulla questione il professor Gennaro D’Amato, specialista in pneumologia e allergologia. Ecco cosa ci ha raccontato.
Intervista al Dott. Gennaro D'Amato
Specialista in pneumologia e allergologia, presidente della commissione sulle variazioni climatiche, inquinamento atmosferico e allergologia respiratoria della World Allergy Organization
A cura di Andrea Centini
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Come specificato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dal Ministero della Salute, il metodo di trasmissione principale della COVID-19, ovvero l'infezione scatenata dal coronavirus SARS-CoV-2, è attraverso il cosiddetto droplet, le goccioline espulse da bocca e naso mentre si tossisce, starnutisce e parla. Potenziali rischi di contagio possono esserci anche entrando in contatto con superfici contaminate (e poi toccandosi naso, bocca e occhi), e altre possibile “vie” sono allo studio degli scienziati. Ricercatori italiani dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive (INMI) “Lazzaro Spallanzani” di Roma, ad esempio, hanno scoperto che anche nelle secrezioni oculari dei pazienti con COVID-19 può annidarsi il virus infettivo. Con l'avvicinarsi dell'estate e dunque delle temperature più calde, in molti iniziano a chiedersi se anche i condizionatori d'aria possano rappresentare un rischio nella diffusione della patologia emersa in Cina. Lo abbiamo chiesto allo pneumologo e allergologo Gennaro D'Amato, ex primario dell'Ospedale Cardarelli di Napoli, responsabile del progetto “Respiro Italia” e presidente della commissione sulle variazioni climatiche, inquinamento atmosferico e allergologia respiratoria della World Allergy Organization. Ecco cosa ci ha raccontato.

Professor D'Amato, con l'arrivo della stagione calda in molti torneranno ad accendere i condizionatori d'aria, sia a casa che in auto. Ci sono rischi che il coronavirus possa essere diffuso nell'ambiente attraverso questi dispositivi?

Dato che stiamo a casa, adesso è importante utilizzare una parte del nostro tempo per pulire i filtri dei condizionatori. È importante farlo adesso perché potrebbe arrivare il caldo all'improvviso, e se ci si trova a doverli accendere senza averli puliti si corrono rischi di inalare non soltanto polveri, ma anche germi. Non certo però il coronavirus SARS-CoV-2, perché viene trasmesso attraverso la droplet infection, quindi uno dovrebbe essere infetto e contaminare con secrezioni il condizionatore. Francamente non è questo il rischio. È comunque importante pulire per bene i filtri e tutti gli apparecchi, perché quando ci sarà necessità e verranno accesi non ci sarà il rischio di avere le polveri, che danno fastidio soprattutto agli asmatici e agli allergici, ma anche eventualmente i miceti tipo aspergillo e penicillo, che si vanno ad annidare negli impianti di condizionamento. E comunque mai, mai tenere le temperature inferiori ai 24° C. Perché poi c'è una perfrigerazione che potrebbe far male.

Per chi ha sintomi da COVID-19 consiglia un range di temperature da tenere con il condizionatore?

Diciamo che il virus si distrugge a 90° C. A parte gli scherzi, diciamo che in questo periodo ci sono persone che sono tanto sfortunate da avere avuto la COVID e di avere anche un'allergia fastidiosa. Stiamo dicendo loro di continuare con la terapia contro le allergie e quella per la COVID. Perché in genere nei protocolli COVID – io ho diversi pazienti, alcuni dei quali anche ricoverati – i farmaci utilizzati vengono ben tollerati anche dagli allergici. Al massimo qualcuno si è lamentato di avere avuto prurito. È importante stare in un ambiente il più pulito possibile e sempre con le mascherine.

È così importante indossarle, dunque?

È fondamentale. C'è qualcuno, anche della Protezione Civile, che dice “io mantengo le distanze e non metto le mascherine”. Questo non è assolutamente giustificabile, perché le distanze ok, si possono mantenere, ma se a un infetto, anche paucisintomatico, scappa uno starnuto, può beccare una persona anche a 6 – 7 metri. Quindi non è sufficiente mantenere soltanto le distanze. Le mascherine, quelle chirurgiche, sono fondamentali. È inutile andare a prendersi le FFP2 e le FFP3 che sono per i medici, le usiamo noi. Qualche allergico ha detto che non tollerava le mascherine, ma può usare quelle di cotone, esistono. L'importante è ridurre il flusso di particelle, la droplet infection, cioè le goccioline che vengono emesse. Ieri il presidente Conte ha detto di fare attenzione a tenerle fino a quando non avremo il vaccino. Noi ci auguriamo di averlo prima dell'avanzato autunno – inverno. Proprio oggi sono iniziate a Londra le somministrazioni di un vaccino candidato, su ben 550 volontari. Speriamo bene.

Tornando al discorso dei condizionatori, se una persona con COVID-19 diffonde queste goccioline in un determinato ambiente, c'è il rischio che questi dispositivi possano farle circolare e infettare una persona distante? Uno studio cinese (da confermare) avrebbe rilevato questo tipo di trasmissione in un ristorante.

Questa è stata proprio una sfortuna non indifferente. In genere il flusso d'aria non deve essere diretto verso il basso, verso le persone, ma verso l'alto. È fondamentale. Se c'è perfrigerazione con flusso d'aria rivolto verso il soffitto, francamente non c'è il rischio che questo flusso possa contribuire a spostare il virus. Poi se tutte le persone indossano le mascherine, si è protetti anche da chi starnutisce. Si riduce sicuramente la carica virale. Anche in macchina, il flusso non andrebbe rivolto verso il guidatore o chi sta vicino, ma verso l'alto con le bocchette, onde evitare che ci siano questi movimenti di correnti.

Cosa suggerisce per l'areazione di case e uffici?

È importante innanzitutto la sanificazione, e che le persone si lavino le mani e che ci sia la possibilità di avere i gel disinfettanti. Per gli ambienti acqua e candeggina, evitando l'odore forte perché alcuni non lo sopportano, ma è sufficiente. Per quanto riguarda le persone lavare bene le mani, basta il sapone, non c'è bisogno del disinfettante salvo casi particolari. Gli uffici debbono essere dotati di molto sapone anche in schiuma e lavarsi spesso le mani, evitando di toccarsi il naso e gli occhi. Se tutti fanno così e rispettano le distanze il rischio è veramente minimo. Le finestre è opportuno tenerle aperte. Almeno fino ad adesso c'è uno scarso inquinamento da auto. Stiamo sentendo che i sintomi dell'allergia sono ridotti proprio per la riduzione dell'inquinamento atmosferico, che dà un contributo e intensifica la sintomatologia.

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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