Come ogni anno a partire dal 2009, nel giorno del solstizio d'estate ha avuto inizio il famigerato “Yulin Dog Meat Festival”, il festival della carne di cane che si tiene nella città cinese di Yulin, sita nella Regione Autonoma dello Guangxi Zhuang. L'evento “culinario”, della durata di 10 giorni, viene da tempo additato come uno dei più atroci e sanguinari del pianeta, non solo per i metodi agghiaccianti con cui i cani vengono uccisi – spesso tramortiti a bastonate e bolliti vivi -, ma anche perché nella maggior parte dei casi si tratta di animali domestici strappati alle proprie famiglie, o magari portati via dalle aziende cui erano stati messi di guardia. Gli allevamenti sono infatti considerati troppo costosi da mantenere, dunque persone senza scrupoli preferiscono “andare a caccia” delle prede, che vengono narcotizzate con dardi soporiferi e trascinate in un vero e proprio girone d'inferno, fino all'arrivo a Yulin.

Il festival del 2020, tuttavia, non cade in un anno qualsiasi, ma in quello della pandemia di coronavirus SARS-CoV-2, che si sperava in qualche modo potesse mettere fine a simili atrocità. Del resto le autorità cinesi avevano già vietato i cosiddetti “mercati umidi” (wet market), quelli dove vengono macellati gli animali selvatici. Si ritiene che proprio in uno di essi sia avvenuto il salto di specie del coronavirus, probabilmente attraverso un pangolino, il mammifero più trafficato del pianeta. Lo scorso aprile il Ministero dell'Agricoltura cinese aveva annunciato di aver classificato cani e gatti come animali d'affezione, dunque non più da destinare al consumo (come il bestiame). Questa svolta avrebbe dovuto corrispondere alla chiusura di festival come quello di Yulin, ma all'atto pratico non è stato così, pur essendo emersi alcuni cambiamenti significativi rispetto agli anni passati. Quest'anno, infatti, il “Dog Meat Festival” è stato organizzato nell'area periferica di Nanchao, e non nel solito grande complesso di Dongkou, dove sarebbero presenti solo alcune sparute bancarelle. Ciò, secondo le associazioni animaliste che seguono da vicino il festival, rappresenterebbe un forte segnale da parte delle autorità, che stanno monitorando con più attenzione lo sviluppo dell'evento.

Ad oggi in Cina solo le città di Shenzhen e Zhuhai hanno ufficialmente annunciato il divieto di consumo di carne di cane e gatto, e la speranza è che quante più amministrazioni possibili accolgano la dichiarazione del Ministero dell'Agricoltura. Probabilmente sarà una transizione più lenta del previsto, ma in Cina sono in tantissimi a ritenere anacronistiche e atroci le “tradizioni” come quella di Yulin, in particolar modo tra le nuove generazioni. I numeri sembrano confermare la tendenza; come confermato a fanpage da Davide Acito, che da anni si occupa di salvare quanti più cani possibili con Action Project Animal e Fondazione Elisabetta Franchi Onlus, i numeri degli esemplari uccisi durante il festival di Yulin si è praticamente dimezzato, passando da 10mila a 5mila. Nel mercato 2020 potrebbero essere anche meno, alla luce del ridimensionamento.

Si ritiene che in Asia siano ben 30 i milioni di cani uccisi ogni anno per finire sulle tavole, 10 milioni dei quali soltanto in Cina. Il festival di Yulin, dunque, sebbene più esposto sotto il profilo mediatico, rappresenta solo la punta dell'iceberg di un consumo diffuso. Ma del resto, milioni di animali vengono uccisi e consumati ogni giorno in ogni angolo del mondo.