Le misure di contenimento attuate in Italia nei mesi scorsi per contrastare la diffusione del coronavirus SARS-CoV-2 hanno determinato una sostanziale diminuzione dei casi di morbillo. Tra il primo gennaio e il 31 maggio di quest'anno, infatti, ne sono stati registrati “soltanto” 98, come confermato dall'Istituto Superiore di Sanità in un comunicato stampa. Nel 2019, stando al documento in PDF dell'ISS “Sorveglianza Integrata del Morbillo e della Rosolia” (che potete consultare e scaricare cliccando su questo link), nello stesso arco temporale i casi tra possibili, probabili e confermati furono ben 1.129.

Il crollo dei casi si è verificato in ciascuno dei primi cinque mesi dell'anno, ma è risultato particolarmente significativo ad aprile e maggio; se nello scorso anno i casi furono rispettivamente 311 e 236 (i valori più alti nella prima parte del 2019), ad aprile e maggio del 2020 non ne è stato registrato nessuno. Ciò, secondo gli esperti, è probabilmente un effetto del lockdown dal quale abbiamo iniziato ad uscire a partire dallo scorso 4 maggio, per due ragioni. Da una parte il distanziamento sociale, “che potrebbe aver inciso riducendo la trasmissione”, dall'altra la riduzione del ricorso al medico, che a sua volta avrebbe determinato una riduzione delle segnalazioni del Sistema di Sorveglianza. Non c'è da stupirsi se in molti abbiano deciso di non farsi trattare il morbillo per paura del coronavirus; secondo i cardiologi del Centro Cardiologico Monzino, infatti, il timore di recarsi in ospedale avrebbe addirittura triplicato la mortalità per infarto.

Il calo nei casi di morbillo è stato evidente anche nei primi tre mesi dell'anno; se infatti nel 2019 erano stati 180 a gennaio, 173 a febbraio e 229 a marzo, nel 2020 sono stati rispettivamente 52, 37 e 9, decrescendo parallelamente all'inasprimento delle restrizioni per spezzare la catena dei contagi della COVID-19, l'infezione provocata dal SARS-CoV-2. Tra le regioni più interessate la Puglia (30 casi a gennaio e 9 a febbraio); l'Emilia Romagna (5 a gennaio e 10 a febbraio) e il Lazio, con 8 casi sia a gennaio che a febbraio. Curiosamente, per la rosolia non è stato registrato lo stesso impatto positivo dei lockdown. Secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità, infatti, tra gennaio e maggio sono stati registrati in tutto 12 casi (9 a gennaio, 3 a febbraio e zero negli altri mesi), più di quelli dello scorso anno nello stesso arco temporale.

In base a un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica mBio della American Society for Microbiology, il vaccino contro il morbillo, la parotite e la rosolia (il cosiddetto MPR) potrebbe offrire una certa protezione contro le complicanze più serie della COVID-19, come la spesi, ma i risultati dovranno essere confermati da indagini più approfondite.