I resti dei cinque individui della grotta di Goyet (Credit: Asier Gómez–Olivencia et al.)
in foto: I resti dei cinque individui della grotta di Goyet (Credit: Asier Gómez–Olivencia et al.)

Gli studi sull'uomo di Neanderthal, il cugino europeo del Sapiens scomparso quando la nostra specie prese il sopravvento sul territorio, hanno portato gli scienziati a rendersi conto progressivamente, nel corso di diversi decenni, che questo ominide non era un semplice "scimmione" evoluto, bensì una creatura caratterizzata da comportamenti molto complessi.

Il rapporto tra Neanderthal e defunti

Un aspetto sul quale, con il tempo, si sono soffermati gli antropologi è stato quello della relazione con i defunti, fondamentale per comprendere il grado di astrazione e speculazione a cui erano giunti questi ominidi.

Certo, quando si parla di eventi così distanti nel tempo, purtroppo, le conoscenze possono essere soltanto parziali: e così va detto che soltanto in alcuni siti sono state ritrovate quelle che si ritengono le prove del fatto che l'uomo di Neanderthal seppellisse i propri morti. Prove che, ancora oggi, sono fonte di dibattito. Ma altri ritrovamenti ci raccontano storie ugualmente affascinanti, anche se più macabre: tra la Francia e la penisola iberica sono diversi i siti in cui i reperti testimonierebbero che i Neanderthal facevano ricorso al cannibalismo. Scoperti già a partire dal secolo scorso, disegnano un affresco molto più complesso nella relazione esistente tra i nostri cugini e i loro defunti.

Cannibalismo e utilizzo delle ossa

Uno studio recente ha preso in esame un consistente numero di resti scoperti in Belgio, a Goyet, appartenenti a quattro adolescenti (o adulti) ed un bambino. Le ossa mostravano segni compatibili con tagli, percussione e rottura: tutti gesti compiuti con lo scopo di estrarre il midollo. Nello stesso sito erano presenti resti di animali, in particolare cavalli e e renne, sottoposti allo stesso trattamento degli uomini. Le ossa degli ominidi, inoltre, erano servite successivamente come attrezzi per lavorare la pietra delicatamente, sostanzialmente per fare dei ritocchi ai manufatti litici, secondo una pratica già riscontrata in altri siti, uno in Croazia e due in Francia.

La popolazione europea dei Neanderthal

Nonostante le torture subite all'epoca, le ossa si presentavano in un buono stato di conservazione che ha consentito di stabilirne l'età: risalgono ad un periodo compreso tra 40.500 e 45.500 anni fa. Un aspetto estremamente interessante riguarda il loro DNA mitocondriale (che si trasmette per via materna) che ha consentito di osservare una grande vicinanza genetica con i Neanderthal di zone molto lontane, a partire da Feldhofer, in Germania, passando per Vindija, in Croazia, e giungendo fino alle isole Asturie, in Spagna. Un'uniformità genetica, nonostante la distanza, che fa pensare che l'intera popolazione dei Neanderthal che abitava l'Europa doveva essere piuttosto ristretta.

I dettagli del lavoro sono stati illustrati in un articolo pubblicato da Scientic Reports.