I tumori al seno per accrescersi possono reclutare cellule provenienti dal midollo osseo. Lo ha scoperto un team di ricerca internazionale guidato da studiosi della Scuola di Medicina Sackler presso l'Università di Tel Aviv, Israele, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Università Vanderbilt di Nashville (Stati Uniti). Si tratta di un'informazione preziosissima per due ragioni principali; la prima risiede nel fatto che i carcinomi mammari associati a queste cellule risultano essere più aggressivi e letali, la seconda è che adesso si conosce un nuovo potenziale target da colpire per rendere meno pericolose le neoplasie.

Gli scienziati, coordinati dalla professoressa Neta Erez, docente presso il Dipartimento di Patologia dell'ateneo israeliano, sapevano già che i tumori solidi sono accompagnati da altre tipologie di cellule, non direttamente cancerose ma in grado di favorire la crescita della massa tumorale e le metastasi. In quelli al seno buona parte di esse sono fibroblasti, che alimentano il cancro formando nuovi vasi sanguigni. Sebbene la maggior parte di queste cellule deriva dallo stesso tessuto mammario, alcune provengono da altri distretti del corpo. Analizzando topi con carcinoma mammario, Erez e colleghi hanno scoperto che vi è un numero importante di fibroblasti provenienti da cellule del midollo osseo, chiamate cellule stromali mesenchimali (MSC).

I tumori con questi fibroblasti presentano una crescita più veloce e risultano più vascolarizzati in virtù di una proteina chiamata clusterina; codificata dal gene CLU sul cromosoma 8, essa è coinvolta in diverse patologie legate allo stress ossidativo. Nei tumori la clusterina favorisce lo sviluppo dei vasi sanguigni, fondamentali per il sostentamento della massa tumorale poiché permette il passaggio di ossigeno e sostanze nutritive. Questi fibroblasti si riconoscono perché sono mancanti di una proteina di segnalazione cellulare; poiché fibroblasti senza questa proteina si trovano anche nei tumori umani, Erez e colleghi non escludono che si tratti degli stessi rilevati sui topi e provenienti dal midollo spinale. Studi approfonditi su questi meccanismi potrebbero portare allo sviluppo di farmaci innovativi in grado di contrastare il carcinoma mammario con un'arma del tutto inedita e molto promettente. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Experimental Medicine.