Consumare caffè e altre bevande contenenti caffeina durante la gravidanza potrebbe non essere sicuro per il feto, anche rispettando la dose massima di 200 milligrammi (circa due tazze medie) raccomandata dai principali enti sanitari, tra i quali l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), l'NHS britannico, l'American College of Obstetricians and Gynecologists e le Dietary Guidelines for Americans. Ad affermarlo il professor Jack James dell'Università di Reykjavik, Islanda, che ha condotto un approfondito studio di revisione su oltre 1.200 articoli – tutti sottoposti a revisione paritaria – che hanno indagato sull'associazione tra consumo di caffeina ed esito della gravidanza.

Dopo aver analizzato con cura gli articoli, il professor James ha identificato 37 studi di osservazione e 17 meta-analisi papabili per la propria indagine: sono stati tutti pubblicati negli ultimi venti anni. Nello specifico, sono stati selezionati poiché fanno riferimento ad alcuni dei principali esiti negativi di una gravidanza, ovvero parto spontaneo; basso peso alla nascita; parto prematuro; obesità e sovrappeso infantile; leucemia acuta infantile e mortalità alla nascita.

Incrociando tutti i dati, è emerso che dei 42 risultati prodotti dai 37 studi di osservazione, ben 32 associavano l'uso di bevande a base di caffeina a un significativo rischio di sperimentare uno degli esiti negativi sopraelencati, eccetto il parto prematuro. Delle 17 meta-analisi, invece, in 14 sono giunte alla conclusione che consumare caffeina durante la gravidanza aumenta il rischio di morte alla nascita, aborto spontaneo, basso peso e leucemia acuta infantile, ma non di obesità e sovrappeso. Il risultato più significativo di questa ricerca risiede nel fatto che non è stato rilevato un quantitativo di caffeina considerato sicuro, una sorta di soglia di sicurezza. Pertanto anche consumandone poca e rispettando le indicazioni delle autorità sanitarie, potrebbe esserci un rischio per il proprio bambino.

James sottolinea che il suo è stato uno studio di osservazione, dunque non sono riportati elementi di causa-effetto, ciò nonostante i risultati dell'indagine suggeriscono una “sostanziale evidenza cumulativa” tra il consumo di caffeina in gravidanza e un rischio maggiore di esito avverso. Alla luce di questa conclusione dovrebbero essere condotti studi più approfonditi che potrebbero portare anche una revisione sostanziale delle attuali linee guida, che secondo lo studioso sarebbero state influenzate negativamente dall'International Life Sciences Institute (ILSI).

Non è chiaro come la caffeina possa provocare danni al feto, tuttavia è certo che essa riesce a passare attraverso la placenta, e poiché i feti e i neonati non hanno gli enzimi per poterla metabolizzare correttamente, la sostanza potrebbe avere effetti tossici da non sottovalutare. Un precedente studio del Vanderbilt University Medical Center (VUMC) ha determinato che anche un consumo ridotto di alcol ha un effetto significativo sull'esito della gravidanza. I dettagli della ricerca “Maternal caffeine consumption and pregnancy outcomes: a narrative review with implications for advice to mothers and mothers-to-be” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica BMJ Evidence-Based Medicine.