Fino a tre tazzine di caffè al giorno (circa 350 milligrammi di caffeina) sarebbero sicure per la salute, anche in presenza di problemi cardiaci, poiché ridurrebbero persino le aritmie cardiache. Lo ha dimostrato un team di ricerca australiano composto da studiosi provenienti da vari istituti e atenei, come l'Università di Melbourne, il Dipartimento di Cardiologia presso il Royal Melbourne Hospital e l'Alfred Heart Center. Gli studiosi, coordinati dal professor Peter Kistler, con questa approfondita meta-analisi hanno in pratica stravolto quanto suggerito da passate indagini. Non a caso, in presenza di problemi cardiaci come la fibrillazione atriale, tra i primi ‘divieti' imposti dai medici normalmente vi è proprio quello del caffè.

Kistler e colleghi hanno analizzato statisticamente i dati di diversi studi facendo emergere il fattore protettivo dell'apprezzata bevanda. Nel primo, che coinvolgeva circa 230mila persone, è stato evidenziato che coloro che bevevano caffè presentavano una riduzione del 6 percento nel rischio di fibrillazione atriali, cioè del disturbo del ritmo cardiaco (aritmia) più diffuso, caratterizzato da battiti più veloci e ‘salti' nella frequenza. In un secondo studio con 115mila pazienti l'assunzione di caffè ha invece determinato una riduzione della fibrillazione atriale del 13 percento. Da un terzo studio con 103 partecipanti, tutti colpiti da infarto del miocardio, è infine emerso che bere tre tazze di caffè al giorno (350 milligrammi di caffeina) migliora la frequenza cardiaca e non determina aritmie significative.

“C'è una percezione pubblica, spesso basata su esperienze aneddotiche, secondo cui la caffeina rappresenterebbe un comune e acuto fattore scatenante per i problemi del ritmo cardiaco”, ha dichiarato il professor Kistler, che è anche direttore di elettrofisiologia presso l'Alfred Hospital e al Baker Heart and Diabetes Institute. “La nostra ampia revisione della letteratura medica suggerisce che le cose non stanno così”. L'aumento di aritmie è stato evidenziato soltanto in due degli studi analizzati, dove i pazienti consumavano dalle 9 alle 10 tazze di caffè al giorno.

Ciò che andrebbe evitato, sottolineano gli autori dello studio, è il consumo delle cosiddette bevande energetiche, che hanno elevate dosi di caffeina concentrata. Dall'analisi statistica dei dati è emerso che il 75 percento dei pazienti con problemi cardiaci preesistenti che ne assumeva due o più al giorno manifestava l'insorgenza di palpitazioni.

La caffeina ‘mima' gli effetti dell'adenosina ed è in grado di bloccare i recettori; questa sua attività neurochimica potrebbe essere alla base della riduzione della fibrillazione atriale. Nonostante lo studio suggerisca che il caffè, assunto fino a certe dosi considerate ‘sicure', non pone problemi anche in presenza di aritmie cardiache, gli scienziati tengono a sottolineare che la suscettibilità individuale alla sostanza è comunque molto variabile. Resta dunque di prioritaria importanza seguire sempre i consigli del proprio medico. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Journal of American College of Cardiology.