Il primo buco nero della storia ad essere stato immortalato dagli scienziati ora ha anche un nome, ovvero Pōwehi, che in hawaiano significa “Fonte oscura adornata di creazione senza fine”. A proporre questo affascinante appellativo, che calza a pennello per il mostruoso cuore di tenebra al centro della galassia Messier 87 (M87 o NGC 4486), è stato il professor Larry Kimura, un docente di lingua e cultura hawaiana dell'Università delle Hawaii-Hilo. Lo studioso è stato interpellato dagli astronomi del James Clerk Maxwell Telescope (JCMT) e del Submillimeter Array (SMA), due degli otto radiotelescopi del progetto Event Horizon Telescope (EHT) che sono riusciti a trasformare le onde radio del buco nero – che ha una massa di 6,5 miliardi di soli – in quella che è stata soprannominata la “foto del secolo”. Entrambi gli strumenti hanno sede proprio alle Hawaii, dove sono gestiti rispettivamente dall'Osservatorio dell'Asia Orientale e dallo Smithsonian Astrophysical Observatory, in collaborazione con l'Academia Sinica Institute of Astronomy and Astrophysics.

Nome hawaiano. Il professor Kimura ha proposto questo nome agli scienziati elaborandolo a partire dal Kumulipo, un canto primordiale che descrive la creazione dell'universo hawaiano. Il nome Pōwehi deriva dalla fusione di due termini, Pō e wehi, che talvolta viene riportato anche come wehiwehi. Il primo significa “profonda fonte oscura di creazione senza fine”, un concetto al centro del Kumulipo, come riportato in un comunicato stampa dell'ateneo hawaiano; mentre il secondo spesso accompagna pō nel canto e può essere tradotto come “onorato con abbellimenti”, dunque adornato. Anche il primo oggetto dello spazio profondo scoperto nel nostro Sistema (il celebre sasso spaziale interstellare a forma di sigaro) è stato chiamato con un nome hawaiano, ovvero oumuamua, che significa “messaggero venuto da lontano”; anch'esso fu intercettato da un telescopio posizionato alle Hawaii.

Non ufficiale. Per quanto Pōwehi sia un nome affascinante, ancora non può essere considerato ufficiale. Questo perché dovrebbe essere l'Unione Astronomica Internazionale (UAI) a certificarlo, ma l'organizzazione è solita dare nomi ufficiali soltanto a oggetti osservabili come pianeti, comete, pianeti nani, asteroidi e simili. Va inoltre sottolineato che quella del buco nero non è una vera e propria fotografia, ma l'elaborazione dati delle onde radio emesse dal cuore di tenebra; va anche tenuto presente che nell'immagine pubblicata dall'EHT noi osserviamo l'orizzonte degli eventi (il confine prima dell'area nera al centro della “ciambella”) e il plasma proiettato verso di noi dal buco nero, che resta tecnicamente invisibile poiché non lascia sfuggire qualunque tipo di radiazione elettromagnetica. Insomma, c'è il rischio che il buco nero di M87 resti senza un nome ufficiale, anche se Pōwehi sta riscuotendo un ottimo successo tra gli addetti ai lavori.