In Italia un terzo della frutta e della verdura presenta tracce di pesticidi e fungicidi, anche se nei limiti consentiti dalla legge. Il rischio principale di questa "contaminazione legale" risiede nel cosiddetto fattore multiresiduo, cioè nella presenza di più sostanze nocive contemporaneamente, che sommate fra loro potrebbero rappresentare un pericolo per la salute. Le interazioni dei singoli pesticidi e fungicidi, infatti, per l'Unione Europea non sono tenute in considerazione nel valutare il rischio di un prodotto. Nel complesso, soltanto l'1,3 percento della frutta e della verdura presenta livelli di sostanze tossiche oltre i limiti di legge, mentre il 61 percento ne è completamente privo.

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Stop ai pesticidi. Le percentuali sulla sicurezza degli alimenti in Italia sono state riportate nell'ultimo rapporto di Legambiente “Stop Pesticidi”, che ne ha presentato i risultati in seno a una conferenza stampa tenutasi a Roma il 18 febbraio. I risultati si basano sulle analisi condotte nei laboratori italiani pubblici nel 2017; in tutto sono stati coinvolti circa 10mila campioni alimentari. L'ortofrutta prodotta in Italia è risultata sensibilmente più sicura di quella proveniente dall'estero, con lo 0,5 percento dei prodotti “made in Italy” fuorilegge contro il 3,9 percento di quelli di origine estera. Tra i prodotti più “sensibili” alla contaminazione i peperoni (8 percento con irregolarità), gli ortaggi da fusto (5 percento di irregolarità) e anche il 2 percento dei legumi.

Sostanze nocive. I pesticidi e i fungicidi maggiormente rilevati in ordine di concentrazione sono il boscalid, il chlorpyrifos, il fludioxonil, il metalaxil e il captan. Al sesto posto si è piazzato l'imidacloprid, un insetticida neonicotinoide che potrebbe essere coinvolto nella cosiddetta “sindrome dello spopolamento degli alveari” o CCD (Colony Collapse Disorder), cioè nella misteriosa moria di api che da alcuni anni ha colpito tutto il mondo. Per questa ragione è stato bandito proprio a partire dal 2019.

Rischio multiresiduo. Come indicato, il rischio maggiore risiede nel fattore multiresiduo, cioè in quei prodotti che presentano la contaminazione di più pesticidi. Il caso emblematico rilevato dagli esperti è quello di un peperone proveniente dalla Cina, con ben 25 residui rilevati. Quattordici campioni tra quelli analizzati avevano tra i 6 e i 25 residui contemporaneamente, tutti provenienti da territori extra UE, ad eccezione di uno importato dalla Grecia. Il rischio del multiresiduo è stato specificato nel comunicato: “è noto da anni che le interazioni di più e diversi principi attivi tra loro possano provocare effetti additivi o addirittura sinergici a scapito dell'organismo umano”.

Origine biologica e uova. Tutti i campioni di origine biologica sono risultati privi di contaminazione, eccetto uno (di pere) che potrebbe essere rimasto contaminato accidentalmente. Gli esperti hanno analizzato anche le uova, con il 5 percento di quelle di origine italiana con tracce dell'insetticida fipronil.

Rischi per la salute. Un'eccessiva esposizione ai pesticidi può avere ripercussioni sullo sviluppo del feto, determinando una potenziale riduzione del peso, della lunghezza e delle capacità cognitive dei neonati, oltre che un'alterazione del comportamento. I pesticidi possono impattare sul sistema nervoso e su quello ormonale, con possibile influenza su patologie come il morbo di Parkinson e di Alzheimer. Alcuni studi hanno trovato una potenziale associazione con la Sclerosi laterale amiotrofica. Il rischio è legato alla sovraesposizione a queste sostanze; non a caso nei lavoratori più a contatto con pesticidi e fungicidi si rileva anche un'alta percentuale di tumori.