La campagna vaccinale contro il coronavirus SARS-CoV-2 è iniziata da alcune settimane, e i segnali che stanno giungendo dalle prime analisi sull'immunizzazione indotta sono estremamente incoraggianti. In questi giorni, ad esempio, il Maccabi Health Services e il Ministero della Salute israeliano hanno comunicato che tra chi ha ricevuto la seconda dose di vaccino anti COVID vi è un tasso di infezione dello 0,014 percento (su centinaia di migliaia di persone), dato addirittura migliore di quello emerso in sede sperimentale. Israele è fra i Paesi maggiormente colpiti dalla pandemia, ma anche tra quelli più avanti col piano vaccinale, considerando che il 40 percento della popolazione ha già ricevuto almeno la prima dose. Se l'efficacia continuerà a mantenersi su quei livelli, la popolazione potrebbe raggiungere fra non molto l'agognata immunità di gregge. Segnali molto positivi stanno arrivando anche dalle strutture ospedaliere, tenendo presente che gli operatori sanitari rappresentano la fascia della popolazione che attualmente ha (giustamente) la priorità di vaccinarsi. I dati appena rilasciati dall'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma lasciano davvero ben sperare sul prosieguo della campagna vaccinale anche nel nostro Paese.

Il nosocomio della Santa Sede, infatti, in un comunicato stampa ha annunciato che il 99 percento degli operatori sanitari vaccinati presenta anticorpi neutralizzanti contro il SARS-CoV-2 a 21 giorni dalla prima dose. La presenza di anticorpi sale invece al 100 percento tra chi ha ricevuto anche la seconda dose, a una settimana di distanza dall'inoculazione. Nell'ospedale hanno ricevuto la prima dose circa 3mila operatori sanitari, mentre la seconda è stata somministrata a poco più di 1.400 persone, nel momento in cui stiamo scrivendo. Il vaccino è stato inoculato a chi non è mai stato infettato dal coronavirus SARS-CoV-2; per i contagiati, almeno per questa prima fase della campagna vaccinale, si punta sull'immunità naturale indotta dal patogeno, che in base a recenti studi durerebbe almeno 8 mesi. Per quanto concerne l'immunità dovuta al vaccino ancora non ci sono tempistiche stimate, ma gli scienziati si aspettano che essa duri di più di quella legata all'infezione naturale.

Entrando nel dettaglio dei dati, grazie al lavoro di microbiologi, immunologi e virologi dell'ospedale è stato determinato che a 3 settimane dalla prima dose, la produzione di anticorpi specifici contro il coronavirus è risultata essere 50 volte superiore oltre la soglia di negatività, che è balzata a mille volte superiore a una settimana dalla seconda dose. Ciò è “indice di elevato tasso di potenziale protezione”, specifica nel comunicato stampa l'Ospedale Bambino Gesù. Gli scienziati non hanno osservato la sola concentrazione degli anticorpi, ma anche quella di altre cellule che compongono il nostro “esercito” nel combattere la COVID-19, l'infezione provocata dal virus. A una settimana dalla prima somministrazione, nell'80 percento dei vaccinati gli scienziati è stato osservato un aumento delle cellule B di memoria, fondamentali per garantire l'immunità nel tempo, così come delle cellule T di memoria nel 64 percento dei casi; queste ultime sono i direttori d'orchestra che “coordinano l'intera risposta immunitaria.

A certificare la bontà di questi dati il fatto che a partire dal quattordicesimo giorno dalla prima dose, quando compaiono gli anticorpi neutralizzanti e le cellule della memoria immunitaria, non sono state registrate infezioni tra gli operatori sanitari. Nelle prime due settimane dalla prima dose del vaccino solo in 7 sono stati infettati, ma “con lievi sintomi e senza necessità di ricovero ospedaliero”. Come sottolineato dal professor Carlo Federico Perno, responsabile del Dipartimento di Microbiologia e Diagnostica di Immunologia, questi primi risultati "confermano nella pratica clinica la bontà dell'approccio vaccinale in termini di efficacia e di protezione dal SARS-CoV-2", suggerendo altresì che "gli anticorpi prodotti dalla vaccinazione abbiano una persistenza nell'organismo alquanto duratura". Naturalmente, spiega l'esperto, sarà necessario continuare a monitorare la situazione per comprendere più a fondo le caratteristiche della risposta immunitaria indotta. La speranza è che il vaccino sarà disponibile per l'intera popolazione al più presto; con questi dati, infatti, si inizia davvero a intravedere la fine di questa catastrofe sanitaria, sociale ed economica.