Contemplato tra le principali cause di morte al mondo assieme alle malattie del sistema cardiovascolare e al cancro, l'ictus viene comunemente associato a fattori di rischio comportamentali innescati da uno stile di vita insalubre, tuttavia un nuovo studio condotto dai ricercatori della Auckland University of Technology ha rilevato che fra essi si nasconde una minaccia ben più subdola e influente di quel che si pensasse, ovvero l'inquinamento atmosferico, il cui impatto risulta particolarmente drammatico nei paesi in via di sviluppo.

Per giungere a questa conclusione, gli studiosi coordinati dal professor Valery Feigin, docente di Neurologia e direttore dell'Istituto Nazionale per l'Ictus e le Neuroscienze Applicate neozelandese, hanno analizzato i dati del Global Burden of Disease Study dell'OMS, stimando il carico del cosiddetto colpo apoplettico in ben centottantotto paesi. Dall'analisi statistica, la prima di questa portata per l'ictus, è emerso che circa un terzo dell'invalidità globale legata a esso è determinata proprio dall'inquinamento atmosferico, sia di tipo ambientale che domestico, ovvero quello dell'aria respirata all'interno delle abitazioni. Il dato ottenuto dai ricercatori, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica The Lancet Neurology, mostra che lo smog è associato al 33,7 percento dei casi nei paesi in via di sviluppo e al 10,2 percento di quelli sviluppati.

Tra gli altri fattori di rischio presi in esame, diciassette in tutto, vi erano l'ipertensione, diete povere di frutta e cereali integrali, fumo, glicemia alta, indice di massa corporea elevato e diete ad alto contenuto di sodio. “Il fumo, una cattiva alimentazione e la scarsa attività fisica – ha spiegato il professor Feigin – sono alcuni dei principali fattori di rischio in tutto il mondo, ciò suggerisce che l'ictus è una malattia in gran parte provocata dallo stile di vita. Il controllo di questi fattori di rischio potrebbe prevenire circa tre quarti degli attacchi cerebrali in tutto il mondo”.

L'ictus, che può essere di tipo ischemico o emorragico, colpisce quindici milioni di persone ogni anno, provocando circa sei milioni di decessi e cinque milioni di invalidi permanenti. In Italia, in base alle statistiche fornite dall'Istituto Superiore di Sanità, si registrano duecentomila nuovi casi all'anno, dei quali il 20 percento sono soggetti già colpiti in precedenza da un attacco cerebrale. Si tratta di un fenomeno in costante crescita in tutto il mondo e in particolar modo nei paesi ove il tasso di invecchiamento della popolazione è molto elevato.

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