Neuroscienziati italiani provenienti dai vari istituti di ricerca e atenei del Bel paese, tra i quali l'Università Federico II di Napoli e la Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma, hanno dimostrato che è possibile riabilitare l'uso del linguaggio attraverso la stimolazione del midollo spinale nei pazienti afasici. La ricerca, coordinata dai professori Paola Marangolo e Alberto Priori, risulta particolarmente interessante poiché contrasta il paradigma secondo il quale la perdita della comprensione e dell'uso delle parole, l'afasia appunto, sarebbe associata a lesioni delle sole aree cerebrali intimamente legate al linguaggio. Nello specifico l'Area di Broca e l'Area di Wernicke nell'emisfero predominante del cervello, generalmente il sinistro nei destrimani (nel 60 percento dei mancini si trovano nel destro).

Le regioni sensoriali-motorie del cervello e il midollo spinale, la componente extracranica del sistema nervoso centrale che controlla movimenti, azioni e gesti che compiamo quotidianamente, in passate ricerche erano già risultate “attivarsi” quando i pazienti venivano stimolati con parole associate a un'azione meccanica (ad esempio, la parola bicicletta evoca il pedalare). Partendo da questa premessa, il team di Marangolo e Priori ha condotto alcuni esperimenti su 14 pazienti afasici cronici colpiti da ictus dell'emisfero sinistro, basati sulla stimolazione elettrica del midollo spinale e su una tradizionale terapia del recupero di verbi e sostantivi. La corrente elettrica è stata somministrata attraverso la stimolazione transcutanea spinale a corrente diretta (tsDCS) nelle varianti anodica, catodica e sham (placebo). Le sessioni sono state cinque al giorno per tre settimane consecutive.

Dai risultati è emerso che la variante anodica della tsDCS ha migliorato l'uso e la comprensione delle parole, ma non di tutte, soltanto dei verbi. Il risultato era atteso dai neuroscienziati proprio alla luce delle precedenti ricerche, che avevano sottolineato la necessità che le parole fossero associate a un'azione o a un movimento per determinare l'attivazione delle aree sensoriali-motorie del sistema nervoso. I dettagli dell'affascinante studio, che getta solide basi per il trattamento dei pazienti afasici colpiti da ictus e altre patologie, sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica specializzata Frontiers in Neurology.

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