In Antartide si è staccato un enorme iceberg di 267 chilometri quadrati, una vera e propria isola galleggiante grande quattro volte Manhattan. Il fenomeno è stato osservato nella notte tra il 23 e il 24 settembre grazie ai satelliti Sentinel-1 dell'Agenzia spaziale europea (ESA) inseriti nel programma Copernicus, e successivamente è stato confermato dal Goddard Space Flight Center della NASA, grazie ai satelliti MODIS e Landsat 8. L'iceberg si è sganciato dall'enorme ghiacciaio di Pine Island, uno dei più grandi e instabili dell'Antartide occidentale.

Questa immensa massa di ghiaccio riversa infatti nell'oceano 45 miliardi di tonnellate di materiale all'anno, che ogni otto anni equivalgano all'aumento del livello globale dei mari di un millimetro. Sciogliendosi completamente causerebbe un innalzamento di oltre 50 centimetri, con un impatto devastante su moltissime aree costiere dell'intero pianeta. L'area è costantemente tenuta sotto controllo dagli studiosi, e il primo a divulgare l'immagine satellitare del distacco è stato il dottor Stef Lhermitte, un esperto di osservazione satellitare presso l'Università della Tecnologia “Delft” dei Paesi Bassi.

È lo stesso ricercatore che nei mesi scorsi ha seguito e divulgato gli eventi del distacco dell'enorme iceberg da 5.800 metri quadrati dalla Larsec C, un'altra piattaforma di ghiaccio in Antartide. “È il quinto distacco più grande dal 2000”, ha sottolineato Lhermitte riferendosi il nuovo evento.

A preoccupare gli scienziati vi è il fatto che le crepe responsabili dei distacchi a Pine Island stiano partendo dal centro della piattaforma, e molto probabilmente sono provocate dalle temperature dell'oceano, che riscalda il ghiaccio dal basso creando una vera e propria ragnatela di spaccature. Il nuovo iceberg non è imponente come quello prodotto dalla Larsen C, ma il suo processo di formazione è molto più pericoloso, proprio perché l'intero fenomeno in cui è coinvolto potrebbe innalzare sensibilmente i livelli del mare, uno dei rischi maggiori catalizzati dai cambiamenti climatici e dal riscaldamento globale. Il rischio non è legato direttamente agli iceberg, dato che provengono da una piattaforma galleggiante (e dunque non possono innalzare il livello dei mari), ma da una serie di eventi che sta rendendo instabile la piattaforma antartica.