Con una specifica formulazione dell'ibuprofene, farmaco antinfiammatorio e antipiretico di larghissimo uso, gli scienziati sperano di poter combattere una delle complicanze più pericolose della COVID-19, l'infezione causata dal coronavirus SARS-CoV-2. L'obiettivo è contrastare le difficoltà respiratorie e ridurre di conseguenza sia il tempo di ricovero in ospedale che il numero di pazienti bisognosi di trattamenti invasivi, come l'intubazione nei reparti di terapia intensiva.

L'ibuprofene nella formulazione anti coronavirus sarà sperimentato sui pazienti – dopo aver ottenuto risultati incoraggianti in ambito preclinico – da un team di ricerca britannico composto da scienziati del Guy’s & St Thomas’ NHS Foundation Trust di Londra, del Kings College di Londra e dell'organizzazione farmaceutica SEEK Group. Il trial clinico prenderà il nome di LIBERATE e coinvolgerà un gruppo randomizzato di pazienti positivi: a metà verrà somministrata la terapia standard anti coronavirus; l'altra metà sarà invece trattata con terapia standard più ibuprofene. Questa versione particolare le principio attivo, facente parte dei cosiddetti Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), è stata già approvata nel Regno Unito per altre condizioni, e dunque non dovrebbe presentare particolari profili di insicurezza.

Alcune indagini, come specificato in un comunicato stampa pubblicato dal Kings College di Londra e dal Guy's and St Thomas ‘ Biomedical Research Centre – NIHR, hanno mostrato che questa formulazione dell'ibuprofene è più efficace contro la Sindrome da distress respiratorio acuto o ARDS (Acute Respiratory Distress Syndrome), una delle possibili complicanze della COVID-19, legata a danni agli alveoli polmonari che fanno crollare la concentrazione di ossigeno nel sangue. Se lo studio clinico randomizzato LIBERATE confermerà questo risultato, si compirà un passo in avanti significativo nella lotta alla pandemia.

“Poiché si tratta di una nuova malattia, ci sono opzioni di trattamento limitate per i pazienti affetti da COVID-19. La sperimentazione clinica valuterà se questa formulazione unica di un farmaco consolidato fornirà benefici ai pazienti con COVID-19”, ha dichiarato il professor Richard Beale, esperto di terapia intensiva. “Questo approccio terapeutico altamente innovativo mira a ottenere rapidamente un nuovo trattamento potenzialmente importante”, gli ha fatto eco il professor Matthew Hotopf, direttore del NIHR Maudsley BRC. “In caso di successo – prosegue lo scienziato – l'impatto globale sulla salute pubblica sarebbe immenso, dato il basso costo e la disponibilità di questo medicinale. L'Organizzazione mondiale della sanità e l'Agenzia europea per i medicinali hanno sottolineato che studi come questo sono fondamentali per affrontare questa pandemia”, ha concluso Hotopf.

In precedenza l'ibuprofene e altri farmaci non steroidei erano finiti nel mirino di alcuni scienziati, secondo i quali avrebbero catalizzato i rischi di complicanze della COVID-19 in determinati pazienti. Ciò ha portato persino il ministro della Salute francese Olivier Véran a raccomandare via Twitter di non prenderli. Al momento però si tratta solo di ipotesi senza accurate evidenze scientifiche, e comunque si faceva riferimento alla formulazione standard dell'ibuprofene, e non quella peculiare dello studio LIBERATE. Non resta dunque che attendere i risultati del trial clinico britannico per sapere se si tratti di una terapia effettivamente sicura ed efficace.