La Grande Macchia Rossa di Giove, la più colossale tempesta dell'intero Sistema solare, sarà uno dei primi obiettivi scientifici dell'avveniristico Telescopio Spaziale James Webb, il cui lancio è stato recentemente rimandato dalla NASA a maggio 2020. Il costosissimo erede del celebre Telescopio Spaziale Hubble, infatti, ha recentemente subito lo strappo del parasole durante uno spiegamento di prova, quindi dovremo attendere ancora un paio di anni prima di poterlo vedere a bordo del razzo Ariane 5 che lo porterà in orbita.

La gigantesca tempesta che imperversa su Giove da almeno 350 anni viene monitorata sin dal 1830, e molte delle informazioni su di essa sono state ottenute proprio grazie agli ‘occhi' di Hubble. Col James Webb, tuttavia, attraverso il sensibilissimo strumento MIRI (Mid-Infrared Instrument), gli scienziati guidati dal professor Leigh Fletcher – planetologo dell'Università di Leicester (Regno Unito) che guiderà le osservazioni di Giove – sarà possibile creare mappe multispettrali della turbolenza, che forniranno nuove e preziose informazioni chimiche e termiche. “La sensibilità all'infrarosso di Webb fornirà un meraviglioso complemento alle osservazioni di Hubble sulla lunghezza d'onda visibile della Grande Macchia Rossa”, ha spiegato la professoressa Heidi Hammel, che sin dal 2002 fu scelta dalla NASA per coordinare gli studi sul Sistema solare col James Webb.

Con Hubble, ad esempio, abbiamo osservato in ‘diretta' la progressiva riduzione del diametro della Grande Macchia Rossa, che può perdere fino a mille chilometri ogni anno. In un prossimo futuro, infatti, da ovale diventerà circolare. Osservando il suo spettro elettromagnetico col nuovo telescopio, che permette di operare a lunghezze d'onda non applicabili dalla Terra, gli scienziati sperano anche di risolvere il mistero del suo intenso colore rosso. Ad oggi la teoria più accreditata è relativa all'impatto delle radiazioni ultraviolette del Sole con elementi quali azoto, zolfo e fosforo sollevati nell'atmosfera superficiale dal ‘cuore' del gigante gassoso. Ma solo osservando le firme di tutti i composti chimici con MIRI gli scienziati potranno individuare quelli responsabili dei cromofori rossi.

Leigh e colleghi vogliono provare a capire anche se è l'attività della Grande Macchia Rossa a produrre il calore che aumenta la temperatura nell'area della turbolenza, ma anche comprendere più a fondo l'origine e lo svilupo delle tempeste gioviane, in particolar modo il motivo per cui possono essere così longeve. “Queste particolari osservazioni – ha dichiarato Fletcher – riveleranno la struttura verticale della tempesta, che sarà un fattore determinante da inserire nelle simulazioni numeriche sulla meteorologia gioviana”. I dettagli sulle future osservazioni della Grande Macchia Rossa con l'attesissimo telescopio James Webb sono stati pubblicati sul sito della NASA.

[Credit: NASA]