Credit: Roberto Carlino/profilo facebook
in foto: Credit: Roberto Carlino/profilo facebook

C'è anche il giovane ingegnere napoletano Roberto Carlino dietro ai tre rivoluzionari robot del progetto ASTROBEE della NASA, sviluppati con l'obiettivo di assolvere a diversi e ambiziosi compiti nello spazio. Essi, infatti, non solo sono destinati a supportare gli astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) nell'esecuzione di alcuni delicati esperimenti in microgravità, ma fungeranno anche da veri e propri “assistenti di bordo” per migliorare il flusso di lavoro dell'equipaggio e monitorare il laboratorio orbitante. Infine, rappresentano una base sperimentale sulla quale realizzare i futuri robot che accompagneranno gli astronauti nella (ri)conquista della Luna e nel primo approdo su Marte.

Credit: NASA
in foto: Credit: NASA

Orgoglio italiano. Come indicato, alla progettazione dei tre robot – chiamati Bumble, Honey e Queen – ha dato un contributo fondamentale il dottor Roberto Carlino, un ingegnere aerospaziale quasi trentenne laureatosi con 110 e lode all'Università Federico II di Napoli. Da più di quattro anni si è trasferito in California, negli Stati Uniti, dove lavora presso il prestigiosissimo Centro di Ricerca Ames (Ames Research Center – ARC) della NASA, uno dei principali istituti dell'agenzia aerospaziale americana. Nei laboratori del centro, sito nella famosa Silicon Valley, ha progettato i robot del programma ASTROBEE assieme a una ventina di colleghi.

Obiettivi. Due dei tre robot sono già a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, mentre il terzo arriverà nel mese di luglio. Il primo dei tre, Bumble, è stato acceso e testato per una verifica hardware dall'astronauta Anne McClain negli scorsi giorni. Tutti i robot sono associati a una “docking station” nel modulo Kibo della ISS, dove vanno a ricaricarsi autonomamente. Si tratta infatti di robot a volo libero, che puntano a migliorare la produttività degli astronauti; verranno testati per comprendere in che modo potranno essere utili allo svolgimento dei delicati compiti che si svolgono a bordo dei veicoli spaziali. I loro eredi giocheranno un ruolo fondamentale nella futura stazione orbitale che verrà costruita attorno alla Luna – la Lunar Orbital Getaway –, nella conquista del Pianeta rosso, e anche nelle ancor più ambiziose missioni nello spazio profondo.