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11 Luglio 2019
10:21

I resti del più antico Homo sapiens d’Europa scoperti in Grecia: hanno 210mila anni

Attraverso moderne tecniche di datazione al radiocarbonio, analisi morfologiche e ricostruzioni al computer, un team internazionale di paleoantropologi ha determinato che i frammenti di un cranio recuperati in una grotta greca negli anni ’70 del secolo scorso appartengono al più antico Homo sapiens – l’uomo moderno – d’Europa. Hanno 210mila anni e riscrivono la nostra storia evolutiva.
A cura di Andrea Centini
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I frammenti di un cranio recuperato in Grecia negli anni '70 del secolo scorso appartengono al più antico Homo sapiens mai trovato in Eurasia. Si tratta di una scoperta antropologica straordinaria, anche perché la datazione al radiocarbonio dei reperti indica un'età di 210mila anni, ben 160mila in più rispetto al frammento di Homo sapiens che fino ad oggi si riteneva fosse il più antico dell'Eurasia. Il più datato in assoluto ha 300mila anni ed è stato rinvenuto in Marocco, in Africa. La nuova scoperta suggerisce che i primi uomini moderni arrivarono in Europa dall'Africa – passando dalle attuali Tunisia e Turchia – decisamente prima di quando creduto in precedenza, spostandosi anche molto più lontano.

La ricerca. A determinare che il frammento di cranio appartiene a un Homo sapiens è stato un team di ricerca internazionale guidato da paleoantropologi dell'Università Eberhard Karls di Tubinga, Germania, che hanno lavorato a stretto contatto con i colleghi del Centro di ricerca australiano per l'evoluzione umana dell'Università Griffith, del Museo di Storia Naturale di Londra, della Scuola americana di studi classici di Atene e altri istituti. Gli scienziati, coordinati dalla professoressa Katerina Harvati, docente presso il Centro di Senckenberg per l'evoluzione umana e il paleoambiente dell'ateneo tedesco, sono giunti alla loro conclusione dopo aver analizzato i reperti con le più moderne tecniche morfologiche e di datazione, come il decadimento radioattivo dell'uranio.

I crani di Apidima. Come indicato, i frammenti furono trovati in Grecia, nella grotta di Apidima nel Sud Est del Paese. Gli scienziati trovarono i resti di due crani incastonati in una piccola fessura. Sono stati custoditi in un museo fino alle recenti indagini. Dagli esami condotti Harvati e colleghi hanno determinato che Apidima 2, il più recente dei due, ha circa 170mila anni e appartiene a un uomo di Neanderthal (Homo neanderthalensis). Apidima 1 è invece quello dell'uomo moderno. A suggerire che si tratti di un sapiens – arcaico – la forma arrotondata dell'osso occipitale e altre caratteristiche anatomiche che divergono da quelle dei neanderthal. Gli scienziati si sono avvalsi anche di ricostruzioni di modelli virtuali al computer per analizzare al meglio i preziosissimi reperti. Come capita sempre in questi casi, la ricerca è stata accolta con scetticismo da numerosi colleghi, che richiedono più prove per dimostrare che effettivamente Apidima 1 sia il sapiens più arcaico dell'Eurasia. Gli scienziati condurranno ulteriori indagini nella grotta di Apidima alla ricerca di prove a sostegno del proprio studio. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature.

[Credit: Nature]

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