Credit James Keane, U. of Arizona
in foto: Credit James Keane, U. of Arizona

Esaminando i dati raccolti dalle missioni NASA, un gruppo di scienziati ha scoperto che circa 3 miliardi di anni fa la nostra Luna deve essersi spostata lentamente rispetto a quello che era il suo originario asse di rotazione: un evento rarissimo, i cui dettagli sono stati descritti in un articolo pubblicato dalla rivista Nature.

L'altro volto della Luna

In un tempo estremamente lontano, il volto mostrato alla Terra dal nostro satellite doveva essere diverso: i ricercatori se ne sono accorti analizzando la distribuzione dell'idrogeno, presente sotto forma di ghiaccio. Fondamentali sono stati i dati raccolti da diverse missioni, come la Lunar Prospector e la Lunar Reconnaissance Orbiter, che hanno consentito ai ricercatori, guidati da Matt Siegler della Southern Methodist University presso Dallas, di ottenere una mappa dettagliata dei depositi del gas.

Mappa che ha rivelato qualcosa di totalmente inaspettato, ossia uno spostamento del ghiaccio rispetto alla posizione attuale dei poli che ha spinto i ricercatori ad indagare meglio nella faccenda. Proseguendo nelle analisi, quindi, ci si è resi conto del fatto che il ghiaccio sembra essersi mosso della stessa distanza rispetto ai poli ma in direzioni opposte: un segnale inequivocabile, secondo gli studiosi, di uno spostamento dell'asse di rotazione lunare di almeno 6 gradi (che tradotti in termini di superficie sono pari a circa 200 chilometri). Naturalmente, il fenomeno deve essere stato estremamente lento: circa 1 miliardo di anni, all'incirca 3,5 miliardi di anni fa.

Credit: James Keane, University of Arizona
in foto: Credit: James Keane, University of Arizona

Perdita di ghiaccio

Lo spostamento dei poli, secondo gli autori dello studio, potrebbe anche spiegare come mai la Luna sembra aver perso una gran parte del suo ghiaccio. La maggior parte dei pianeti e dei satelliti ha un asse di rotazione stabile: possiamo immaginarli, ha spiegato Siegler, come una mano ferma che tiene ben stretto un bicchiere d'acqua. Se la massa dell'oggetto inizia a spostarsi, dunque, la mano traballa e questo provoca la fuoriuscita dell'acqua: qualcosa di molto simile deve essere accaduto sulla Luna quando i movimenti hanno causato l'esposizione improvvisa del ghiaccio alla luce solare, portando ad una permanente evaporazione.

Il ghiaccio lunare come una capsula del tempo

La scoperta del gruppo di Siegler apre anche a ulteriori riflessioni relative ad una questione antica ed affascinante: perché c'è l'acqua sulla luna e sulla Terra? Le teorie scientifiche di formazione planetaria suggeriscono che l'acqua, per formarsi, avrebbe bisogno di una distanza minima dal Sole, pari a quella che separa la nostra stella dal Pianeta Giove; quindi la sua provenienza è riconducibile ad un oggetto proveniente dalle regioni esterne al Sistema Solare. Lo studio ha dimostrato che il ghiaccio lunare è veramente molto antico e, quindi, potrebbe essere una sorta di capsula del tempo se provenisse, come si ipotizza, dalla stessa fonte che ha portato l'acqua sulla Terra: qualcosa che difficilmente troveremmo sul nostro Pianeta che ha una storia geologica troppo attiva per preservare tracce tanto antiche. Ecco perché nel ghiaccio lunare potrebbe esserci la chiave del più intrigante dei misteri: da dove veniamo?