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30 Settembre 2020
16:06

I pigmenti dei fiori stanno cambiando a causa del riscaldamento globale e del buco dell’ozono

Analizzando campioni di fiori raccolti tra il 1941 e il 2017, un team di ricerca americano guidato da botanici dell’Università Clemson ha determinato che nei petali si sta modificando radicalmente la disposizione dei pigmenti deputati all’assorbimento dei raggi UV. In media, infatti, sono aumentati del 2 percento ogni anno nel corso di 80 anni. Per gli studiosi è una risposta ai cambiamenti climatici e al buco dell’ozono, che in futuro potrebbe condannare all’estinzione alcune piante.
A cura di Andrea Centini
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A causa delle temperature sempre più elevate innescate dai cambiamenti climatici e dell'estensione del buco dell'ozono, i fiori stanno “rispondendo” modificando la propria pigmentazione. Non la variopinta colorazione dei petali visibile a occhio nudo da noi esseri umani, ma quella legata all'assorbimento dei raggi ultravioletti, perfettamente visibile dagli animali impollinatori e che gioca un ruolo fondamentale nella riproduzione delle piante. Questa trasformazione, divenuta sempre più evidente negli ultimi decenni, può avere un impatto significativo sul futuro di molte specie vegetali, che potrebbero persino essere ignorate da insetti e colibrì, fondamentali per la sopravvivenza delle stesse.

A scoprire questo cambiamento nei fiori delle piante è stato un team di ricerca americano guidato da scienziati dell'Università Clemson, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Library Scholars Lab dell'Università della Virgina di Charlottesville e del Dipartimento di Scienze Biologiche dell'Università di Pittsburgh. I ricercatori, coordinati dal professor Matthew H. Koski, docente presso il Dipartimento di Biologia dell'ateneo della Carolina del Sud, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato una collezione floreale di oltre 1240 campioni di 42 specie differenti, raccolti tra il 1941 e il 2017 in tre continenti diversi: Nord America, Europa e Australia.

Analizzando i petali dei fiori attraverso specifiche fotocamere in grado di visualizzare la disposizione dei pigmenti deputati all'assorbimento dei raggi ultravioletti (UV) e mettendo a confronto i cambiamenti all'interno delle stesse specie, Koski e colleghi hanno determinato che in media il pigmento è aumentato del 2 percento ogni anno nel corso dei circa 80 anni presi in considerazione. Le piante sfruttano questi pigmenti per schermare e proteggere il polline, dunque non deve stupire che siano aumentati a dismisura, parallelamente all'aumentare delle temperature e alla maggiore estensione del buco dell'ozono, che ha permesso il passaggio di una concentrazione superiore di raggi ultravioletti.

Gli scienziati si sono accorti che non tutte le piante hanno mostrato un aumento di questa pigmentazione; in altre, infatti, si è ridotta. Ciò dipendeva dalla forma del fiore. In alcuni casi, infatti, l'eccessivo assorbimento dei raggi uv avrebbe creato una sorta di camera di calore che avrebbe “cotto” il polline, pertanto i fiori hanno reagito riducendo i pigmenti. “Le specie con antere esposte che hanno subito il declino maggiore del buco dell'ozono hanno mostrato aumenti della pigmentazione più significativi. Per i gruppi con antere racchiuse all'interno dei petali, la pigmentazione è diminuita con l'aumentare delle temperatura, suggerendo un ruolo termoregolatore della pigmentazione UV”, hanno dichiarato gli scienziati nell'abstract del proprio studio.

Koski e colleghi sottolineano che gli impollinatori come le api e i colibrì preferiscono una specifica disposizione della pigmentazione UV nei fiori, con le punte dei petali in grado di riflettere i raggi UV e le parti centrali che li assorbono. Col passare del tempo questa organizzazione potrebbe sparire del tutto, e gli impollinatori potrebbero perdere di interesse verso specifiche piante, condannandole all'estinzione. I dettagli della ricerca “Floral Pigmentation Has Responded Rapidly to Global Change in Ozone and Temperature” sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Current Biology.

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