Chi presenta concentrazioni più elevate di Omega-3 nel sangue ha un rischio inferiore di morire per l'infezione provocata dal coronavirus SARS-CoV-2, chiamata COVID-19. Nello specifico, nei pazienti COVID sono stati valutati i livelli ematici degli acidi grassi Omega-3 a catena molto lunga (EPA e DHA), noti per le spiccate proprietà antinfiammatorie. Sarebbero proprio queste ultime a fornire uno scudo contro le complicazioni peggiori della patologia, in particolar modo contro la famigerata “tempesta di citochine”, una risposta anomala del sistema immunitario all'invasione virale che inonda l'organismo di proteine infiammatorie (citochine) in grado di innescare insufficienza multiorgano e Sindrome da distress respiratorio acuto o (ARDS), entrambe condizioni potenzialmente fatali.

A determinare il legame tra concentrazioni di Omega-3 nel sangue e rischio di perdere la vita a causa della COVID-19 è stato un team di ricerca americano guidato da scienziati del Fatty Acid Research Institute (FARI) e della Facoltà di Medicina “Sanford” dell'Università del sud Dakota, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles-Orange County e del Centro medico Los Alamitos. Gli scienziati, coordinati dal professor William S. Harris, docente presso il Dipartimento di Medicina Interna dell'ateneo di Sioux Falls, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato gli esisti clinici di cento pazienti con COVID-19, dei quali sono stati misurati i livelli ematici di Omega-3 all'immissione in ospedale. Sono stati tutti ricoverati presso il Cedars-Sinai Medical Center a partire dal 1 marzo 2020. In quattordici sono deceduti durante la degenza.

Gli scienziati hanno suddiviso i pazienti in quattro gruppi, sulla base delle concentrazioni di Omega-3 nel sangue; più nello specifico, hanno tenuto conto dell'indice EPA + DHA della membrana dei globuli rossi rilevato presso un laboratorio di OmegaQuant Analytics. Incrociando tutti i dati è emerso che i pazienti con i livelli di Omega-3 più bassi (concentrazione minore del 5,7 percento) avevano un rischio di perdere la vita per l'infezione quattro volte superiore rispetto a chi presentava i livelli più alti. Si sono infatti verificati 13 decessi nei gruppi con Omega-3 inferiore al 5,7 percento e uno solo in quello con Omega-3 superiore al 5,7 percento; chi si trovava in quest'ultimo mostrava il 75 percento delle probabilità in meno di morire per COVID-19.

“Pur non soddisfacendo le soglie standard di significatività statistica, questo studio pilota – insieme a molteplici linee di prova riguardanti gli effetti antinfiammatori di EPA e DHA – suggerisce fortemente che questi acidi grassi disponibili con l'alimentazione possono aiutare a ridurre il rischio di esiti avversi nei pazienti con COVID-19. Sono chiaramente necessari studi più ampi per confermare questi risultati preliminari”, ha dichiarato in un comunicato stampa il dottor Arash Asher, autore principale dello studio. “Una risposta infiammatoria eccessiva, denominata ‘tempesta di citochine‘, è un mediatore fondamentale della forma grave della COVID-19. Gli acidi grassi Omega-3 (DHA ed EPA) hanno potenti attività antinfiammatorie e questo studio pilota suggerisce che questi acidi grassi possono attenuare la tempesta di citochine della COVID-19”, ha affermato il professor James H. O'Keefe, direttore del Dipartimento di Cardiologia preventiva presso il Saint Luke's Mid America Heart Institut. I risultati andranno tuttavia confermati da studi più ampi e approfonditi. I dettagli della ricerca “Blood omega-3 fatty acids and death from COVID-19: A Pilot Study” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Prostaglandins, Leukotrienes and Essential Fatty Acids.