papà

Uno studio coordinato da psicologi dell'Università di Auckland (Nuova Zelanda) ha dimostrato che anche i padri possono soffrire di disturbi depressivi prima e/o dopo la gravidanza della propria compagna; un dato non troppo sorprendente e che conferma quanto già emerso da altre ricerche analoghe. Gli studiosi, provenienti dal Centre for Longitudinal Research–He Ara ki Mua e dalla School of Population Health dell'ateneo neozelandese, hanno coinvolto nell'indagine scientifica chiamata “Growing Up in New Zealand” oltre 3.500 uomini. I partecipanti avevano un'età media di 33 anni e sono stati intervistati tra il 2009 e il 2010, sia durante la gravidanza della propria compagna che a nove mesi di distanza dalla nascita del figlio.

Le interviste, concentrate su domande relative allo stato di salute generale, al livello di stress sopportato e all'ambiente familiare, hanno fatto emergere un dato piuttosto esplicativo sugli effetti della nascita. Elevati sintomi depressivi sono stati infatti rivelati nel 2,3 percento dei futuri padri, ma dopo il parto la percentuale è praticamente raddoppiata raggiungendo il 4,3 percento, con 153 partecipanti coinvolti. “I tassi di depressione paterna prenatale e postnatale che abbiamo trovato – ha sottolineato l'autrice principale dello studio Lisa Underwood – sono in linea con quelli rilevati da precedenti studi condotti in altri paesi, tra i quali gli Stati Uniti”. Il principale fattore scatenante dei sintomi depressivi post nascita, com'era prevedibile, risiedeva nella scarsa qualità del sonno, provocata dalle naturali necessità di assistenza al neonato nelle ore notturne. Gli autori dello studio, i cui dettagli sono stati pubblicati sulla rivista scientifica JAMA Psychiatry, hanno sottolineato anche il legame tra depressione paterna e possibili effetti negativi sullo stato emotivo e comportamentale del bambino, un aspetto sul quale andranno condotti ulteriori approfondimenti.

Com'è ampiamente noto, la depressione post-partum è una delle preoccupazioni maggiori per le future mamme (ma non solo), ed essa riguarda percentuali sensibilmente superiori rispetto a quelle riscontrate per i papà. Si stima che oltre il 70 percento delle puerpere sperimenti la cosiddetta “baby blues” o Sindrome del terzo giorno, una serie di leggeri sintomi depressivi che dura al massimo una ventina di giorni, nei quali la donna prova ansia, inquietudine, irritabilità, tristezza e altre tipologie di disturbo, come ad esempio l'insonnia. Qualora la sindrome non dovesse sparire, essa potrebbe dare origine alla vera e propria depressione post-partum o alla più grave ‘psicosi puerperale'.

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